ROMA – Una cricca – di cui avrebbe fatto parte anche l’ex numero due della Corte dei Conti – avrebbe cercato di pilotare il maxiprogetto del Ponte sullo Stretto.
È il perno su cui si basa l’indagine della procura di Roma in cui si procede per corruzione e rivelazione del segreto d’ufficio nell’ambito del progetto per la realizzazione dell’infrastruttura.
Una cricca la cui figura chiave sarebbe l’ex presidente aggiunto della Corte, Tommaso Miele, 70 anni, nel 2016 già presidente della sezione giurisdizionale della Corte dei conti Abruzzo, con sede all’Aquila.
Il procedimento, coordinato dall’aggiunto Giuseppe De Falco, riguarda presunti tentativi di condizionare l’esame di legittimità dei giudici contabili sull’approvazione del progetto definitivo dell’opera.
I carabinieri del Ros hanno eseguito perquisizioni a Roma, nella provincia di Reggio Calabria e nel Frusinate sequestrando dispositivi elettronici e documentazione ritenuta utile agli accertamenti.
Con Miele risultano indagati anche Vincenzo Virgiglio, responsabile delle relazioni esterne dell’associazione “Accademia Calabria”, e l’avvocato Giacomo Francesco Saccomanno, già componente del cda della società Stretto di Messina Spa e dal 2021 al 2024 commissario della Lega in Calabria.
“Abbiamo accolto con sorpresa le notizie riportate dai media sulle indagini per le quali la società è totalmente estranea”, ha affermato l’amministratore delegato della società, Pietro Ciucci, confermando “la massima disponibilità a collaborare con le Autorità inquirenti”. “Prenderemo tutte le misure necessarie – ha aggiunto – a tutela degli interessi aziendali e del progetto”.
Secondo l’impianto accusatorio, Virgiglio e Saccomanno avrebbero cercato di influenzare il giudice contabile promettendogli appoggi per futuri incarichi in enti pubblici dopo il pensionamento, in cambio di una sua “fattiva azione” per favorire il via libera al progetto. Per gli investigatori, inoltre, i due avrebbero avvicinato altri magistrati considerati vicini agli interessi del gruppo e avrebbero diffuso notizie riservate acquisite dal magistrato contabile.
Miele, in sostanza, rappresentava una sorta di ‘talpa’ nel tribunale e forniva aggiornamenti costanti sull’andamento della procedura, rivelando informazioni sugli orientamenti dei colleghi e sullo sviluppo della Camera di consiglio chiamata a pronunciarsi sulla delibera del Cipess. Non solo: il magistrato avrebbe esaminato la decisione sfavorevole del 29 ottobre del 2025, impegnandosi a predisporre una memoria sulla vicenda da consegnare al commercialista della società manifestando, in cambio, l’interesse a diventare presidente dell’Antitrust o di una società partecipata.
“Eh…però è una situazione…critica! afferma Miele in una conversazione ambientale. Un dialogo che per i pm lascerebbe intendere che il magistrato avesse visionato documentazione riservata relativa al Ponte. Im un altro passaggio, parlando dell’iter davanti alla Corte dei Conti, Miele avrebbe definito la situazione “in salita”, aggiungendo: “il problema da risolvere è sempre quello…cioè, non cambia una virgola, però se ci scriviamo, ci parliamo, ci vediamo”.
Secondo gli investigatori, il magistrato avrebbe inoltre fatto riferimento a un report sulla vicenda da consegnare ai privati coinvolti: “l’importante che tu dai comunque il report…. che io sto sul pezzo… noi stiamo sul pezzo”.
“Per un’opera così costosa i rischi di corruzione e infiltrazione mafiosa sono elevatissimi” afferma Giuseppe Busia, presidente di Anac, l’Autorità anticorruzione che in più occasioni ha espresso critiche sul piano messo in piedi dal governo di Giorgia Meloni per il Ponte sullo Stretto di Messina. Perché “anziché rendere più trasparente l’iter e aumentare i controlli, i diversi decreti sul Ponte, uniti ad alcune scelte normative generali, a partire dall’abolizione del reato di abuso d’ufficio e dal ridimensionamento del traffico di influenze, hanno indebolito le difese della pubblica amministrazione, cioè dello Stato e dei cittadini”.
Il costo indicato nelle schede istituzionali dell’opera è enorme: 13,532 miliardi di euro, finanziati con risorse pubbliche già disponibili secondo l’esecutivo. Il Ponte è una delle opere simbolo del ministero delle Infrastrutture guidato da Matteo Salvini, vicepresidente del Consiglio. Per il leader della Lega rappresenta una sfida storica per collegare Sicilia e Calabria e rafforzare il Mezzogiorno. Per i critici resta un progetto controverso, sul piano economico, ambientale e procedurale. Per la Corte dei conti, almeno nella fase esaminata, la delibera Cipess non poteva ottenere il visto.





