GENOVA – Chi è sopravvissuto abbraccia chi prova a sopravvivere al dolore della perdita di un figlio. E poco importa se qualcuno è stato assolto. Quello che conta, nel giorno più lungo e atteso, è che a otto anni dal crollo del ponte Morandi, avvenuto il 14 agosto 2018, ci siano i responsabili della morte di 43 persone.
In primis, secondo i giudici genovesi (presidente Paolo Lepri, a latere Ferdinando Baldini e Fulvio Polidori), l’ex amministratore delegato di Aspi Giovanni Castellucci. Per lui, già in carcere a Opera per la condanna definitiva a sei anni per la strage di Acqualonga, la pena più alta: 12 anni invece dei 18 e sei mesi chiesti dalla procura.
Cinque sono invece gli anni che dovrà scontare l’ex direttore della vigilanza del Mit Mauro Coletta, per il quale i magistrati ne avevano chiesti il doppio. Una sentenza che verrà sicuramente impugnata dalla difesa perché “si è cercato il colpevole ma non la colpa” ha spiegato dopo la lettura del dispositivo l’avvocato Giovanni Paolo Accinni, che assiste l’ex top manager con il collega Guido Carlo Alleva.
Per la portavoce del Comitato dei parenti, si tratta di “una pena importante, che ha dimostrato che l’impianto accusatorio ha retto”, ha sottolineato a caldo la portavoce del Comitato Egle Possetti accanto agli altri familiari delle vittime, alcuni dei quali avevano le magliette con i volti dei loro cari.
Anche per il procuratore capo di Genova Nicola Piacente, al fianco dei sostituti che per otto anni hanno acquisito documenti, studiato carte, sentito testimoni insieme alla Guardia di Finanza, la sentenza dimostra che per “le posizioni principali, per cui comunque vale il principio di non colpevolezza visto che siamo di fronte una sentenza di primo grado, la tesi accusatoria è stata in buona parte confermata”.
I giudici hanno riconosciuto, a vario titolo, il crollo colposo, l’omicidio colposo e quello stradale ma senza l’aggravante lavoristica. Assolti dall’accusa di attentato alla sicurezza dei trasporti, rimozione dolosa di sistemi di sicurezza e falso. Il risarcimento dei danni alle parti civili verrà liquidato in sede civile. Le motivazioni arriveranno tra 90 giorni.
“La sentenza – dice all’Ansa la famiglia Morandi – rende giustizia alle vittime, alle quali va il nostro commosso pensiero” ma “pone anche fine al vile e bieco tentativo di attribuire la responsabilità del disastro a chi quel ponte lo aveva progettato, l’ingegner Riccardo Morandi“. Una sentenza dunque, “che restituisce dignità alla verità dei fatti”.
La decisione è arrivata dopo quasi quattro ore di camera di consiglio. Per il ministro dei Trasporti Matteo Salvini “se i giudici hanno ritenuto così, chi ha sbagliato deve giustamente pagare”.
Non era in aula il presidente della Regione Marco Bucci che però ha sottolineato che “la sentenza di oggi rappresenta un passaggio importante nel percorso di verità e giustizia per la tragedia del ponte Morandi. Nessuna decisione potrà restituire le 43 vite spezzate il 14 agosto 2018 né colmare il dolore delle loro famiglie, alle quali rinnovo la mia più sincera vicinanza”.
Commozione per la sindaca Silvia Salis, che è andata a stringere la mano a tutti i parenti: “Questa è una giornata dal peso storico ed emotivo enorme per la città di Genova”.
I pm Walter Cotugno e Marco Airoldi avevano chiesto 56 condanne e una assoluzione, per un totale di circa 400 anni. I giudici ne hanno comminate 32, per quasi 180 anni, mentre 25 sono stati assolti o prosciolti per prescrizione.
Dopo Castellucci le pene più alte sono state inflitte all’ex numero tre di Aspi Michele Donferri Mitelli (11 anni, chiesti 15 anni e sei mesi), per l’ex numero due della società Paolo Berti (cinque anni e sei mesi, chiesti 12 e sei), per l’ex ad della controllata Spea Antonino Galatà (cinque anni e sei mesi, chiesti sette). Quattro anni per il docente universitario Antonio Brencich (chiesti otto anni). Quella più bassa è stata di un anno, 11 mesi e cinque giorni.
Assolti l’ex provveditore delle opere pubbliche della Liguria, Piemonte e Valle d’Aosta Roberto Ferrazza, l’ex dirigente del Mit Giovanni Proietti, l’ex direttore generale ed ex ad di Aspi Pierluigi Ceseri, l’ex direttore Divisione Mit Bruno Santoro, solo per citarne alcuni.
Per oggi le polemiche sulle scuse di Autostrade, che avevano infiammato la vigilia, lasciano spazio alle lacrime di gioia e agli abbracci di chi è rimasto qui.
In aula, durante i 15 minuti che i giudici hanno impiegato per leggere la sentenza per il crollo del ponte Morandi, si sono tenuti la mano. Gli abbracci e le lacrime sono arrivati quando la tensione è scivolata via.
Dopo un paio di ore Egle Possetti, la portavoce del Comitato ricordo vittime, spiega cosa è quella decisione.
“È il crollo della cortina di fumo che ha aleggiato sulla verità”, le sue parole durante una conferenza stampa.
“Vengono sancite – ha spiegato – precise responsabilità in capo a precise figure, vengono bocciati i responsabili dei controlli pubblici perché nessun controllore ha bloccato il manovratore”. Un verdetto che “non è ancora il capolinea, ma è un punto fermo su ipotesi fantasiose come quelle che individuavano come cause del crollo bobine e fulmini”.
Quanto successo quel maledetto 14 agosto di otto anni fa “non è stato un dramma, non è stata una tragedia, è stata una strage”.
Per il Comitato è stato fondamentale il riconoscimento della responsabilità di vertici del ministero delle Infrastrutture e del comitato ministeriale che doveva valutare il retrofitting (il progetto di rinforzo delle pile 9 e 10).
“Lo Stato, che doveva controllare il concessionario, non lo ha fatto, la sentenza di condanna va proprio nella direzione di richiamare fortemente alla necessità di impegno e controllo da parte dello Stato”.
E per questo a prescindere dalla vicenda processuale “per il futuro vogliamo farci parte attiva nel dibattito sia sul ruolo dello Stato nel controllo delle concessioni dei beni pubblici sia su quello che sembra essere un tentativo dei grandi manager di autoassolversi e di tutelarsi nell’ambito di vicende processuali”.
Secondo Possetti, infatti, “nessuno è obbligato a fare l’amministratore delegato di una grande azienda e a onori economici, retribuzioni importanti, corrispondono anche oneri. Una lettera come quella dei 250 top manager che hanno criticato la sentenza di condanna di Moretti per il disastro di Viareggio per noi è una cosa inaccettabile”.
Prima di parlare della sentenza Possetti ha voluto ringraziare quanti sono stati vicini a lei e a tutti gli altri parenti.
“Ringrazio anzitutto gli avvocati Raffaele Caruso e Graziella Delfino e il loro studio che in questi anni hanno lavorato con professionalità, dedizione e amore. Nessun altro avrebbe potuto gestire questa sfida con questo risultato e il loro cuore, è stato come avere competenti fratelli al nostro fianco”.
E poi “il nostro consulente Paolo Rugarli, professionista che ha avuto importanti intuizioni tecniche che hanno arricchito l’impianto accusatorio”.
Possetti ha ringraziato la procura, dal procuratore Nicola Piacente ai pm che hanno condotto l’inchiesta, Walter Cotugno e Marco Airoldi e ha ricordato, suscitando l’applauso dei presenti, il pm Massimo Terrile, recentemente scomparso.
Il Comitato ha anche ringraziato i tecnici del tribunale, i periti, la guardia di finanza, la stampa “soprattutto quella locale che ha seguito il processo in questi anni”.
Infine il collegio dei giudici “per il loro lavoro silente in mezzo a una documentazione infinita”. Un grazie infine “alle istituzioni che ci sono rimaste vicine in questa battaglia”.






