L’AQUILA – “La destra si sbrana da sola” dicono le opposizioni e il sindaco Pierluigi Biondi, lasciato solo da FdI e alleati, rivendica l’emendamento alla legge regionale che consente di affidare l’incarico di Comandante a un dirigente esterno alla Polizia locale: il “caso L’Aquila” apre uno scontro destinato a riaccendersi, con maggiore foga, in vista di una già annunciata riapertura a modifiche.

Ad anticiparla, scatenando la reazione del primo cittadino, esponente di spicco e responsabile nazionale Enti locali di FdI, nonché presidente dell’Anci Abruzzo, è stato il presidente del Consiglio regionale Lorenzo Sospiri, uomo forte di Forza Italia, che dopo numerose sollecitazioni si è detto pronto a “revisioni e correzioni” di un testo definito dalle sigle sindacali della categoria “ad personam” per il Comune dell’Aquila “dove nonostante una raffica di sentenze, ci si ostina a non nominare un comandante della Polizia locale”.

L’emendamento, approvato lo scorso 5 agosto al termine della lunga maratona in Consiglio regionale per il via libera alla legge di assestamento al Bilancio di previsione 2025-2027, porta la firma dei consiglieri regionali Massimo Verrecchia, capogruppo di FdI, Carla Mannetti (Lega) e Marianna Scoccia (Noi Moderati).

Una presa di posizione, quella di Sospiri, non gradita al sindaco che è intervenuto pubblicamente con un comunicato stampa parlando di “un attacco mirato al Comune dell’Aquila”, dichiarandosi sorpreso per l’intervento di un “esponente di un partito che nacque nel 1994 con le parole d’ordine di mettere fine ai privilegi e di assicurare la meritocrazia come metro di giudizio dei dipendenti pubblici”.

Infuriato il presidente del Consiglio regionale che, lo ha detto a chiare lettere ai suoi, non gliela farà passare liscia ed è pronto a cancellare l’emendamento. In questo contesto, il silenzio di FdI, Lega e Noi Moderati, che non hanno difeso Biondi nonostante la firma al documento, fa trapelare che forse, nella seduta pre ferie del Consiglio regionale, anche i promotori sono stati in qualche modo indotti. E molte strade portano al presidente Marco Marsilio che, nonostante i rapporti con il potente sindaco non siano eccezionali, avrebbe convinto tre partiti su quattro a firmare.

E a tale proposito trapela che il capogruppo di FdI, Massimo Verrrecchia, non abbia fatto salti di gioia, visto che in provincia dell’Aquila fa parte con il senatore Guido Liris, capogruppo di FdI in Commissione Bilancio, della corrente che si contrappone a Biondi.

Spaccature che hanno scoperto il fianco alle critiche delle opposizioni che parlano di un “nuovo pasticcio” di una destra “costretta al dietrofront” in un “agosto bollente”. (Qui il link)

Attacchi ai quali, ancora una volta, Biondi ha risposto da solo a un’opposizione “sempre più disordinata e confusa”,  citando buona parte degli intervenuti e rivendicando “con forza la paternità dell’emendamento che ha posto rimedio a una legge pensata per pochi, lesiva dell’autonomia degli enti locali e in contrasto con la normativa sulla dirigenza pubblica”.

L’emendamento, ha evidenziato, “prende spunto da una riflessione ampia interna all’associazione dei comuni abruzzesi già da prima che ne assumessi la guida, tanto è vero che nessun sindaco si è espresso contro la riforma”.

“Singolare, invece, che lo facciano, nell’ordine, Giovanni Cavallari (Abruzzo insieme), già vice sindaco di Teramo, dove a comandare la polizia locale è un funzionario, Silvio Paolucci, eletto nel collegio di Chieti nella lista del Partito democratico, stessa formazione politica che governa il comune capoluogo di provincia, dove il comandante è anche lì un funzionario che svolge anche il ruolo del mobility manager, Pierpaolo Pietrucci, già capo di gabinetto del Comune dell’Aquila all’epoca del centrosinistra, che aveva come comandante della polizia un soggetto mai arruolato nel corpo ma dirottato direttamente da altri compiti di vertice di amministrazioni del Pd, oppure il Movimento 5 Stelle che, per bocca dell’allora vicepresidente del Consiglio regionale, Domenico Pettinari, nel 2023 bollava come ‘illegittimo’ l’incarico conferito all’attuale comandante di Pescara rilevando, tra le altre cose ‘che il piano anticorruzione deve dare applicazione al principio della rotazione nel conferimento degli incarichi dirigenziali e, ovviamente, anche delle posizioni organizzative che non devono assolutamente diventare una rendita di posizione o un diritto’: esattamente ciò che avrebbe comportato l’applicazione alla lettera della legge modificata”.

“In attesa di ascoltare il ‘mea culpa’ degli esponenti politici citati, ribadisco quanto già detto: finalmente l’Abruzzo, grazie al voto della maggioranza di centrodestra, si è allineata alle norme nazionali sulla trasparenza, sull’anticorruzione, sull’autonomia della dirigenza pubblica e sulle prerogative che la caratterizza e rinnovo l’invito ad audire una delegazione dell’Anci Abruzzo che da anni chiede di essere ascoltata sul tema”, ha concluso Biondi. (a.c.)