PESCARA – Fragilità sociali, un termine gentile per indicare anche in Abruzzo il numero crescente di famiglie alla fame, disoccupati, emarginati ed anche disabili e anziani che hanno bisogno di assistenza e cure.
Uno strato della società a cui la Regione Abruzzo deve dare risposte, ma sempre con meno fondi a disposizione a causa dei tagli del governo e dell’aumento della domanda di assistenza per la crisi economica che è ben lungi dal dirsi superata.
Nella nostra intervista l’assessore regionale alle politiche sociali Marinella Sclocco fa il punto sulle misure in campo, e su quelle in prospettiva.
Compito ingrato, in una regione in cui secondo i dati Istat nel 2014 il rischio di povertà o di esclusione sociale si è attestato al 29,5 per cento, la grave deprivazione all’11 per cento.
Tutti parametri in peggioramento rispetto ai dati del 2013 e dove oltre il 50 per cento dei pensionati abruzzesi non supera i 500 euro al mese di assegno mensile, il 75 per cento non supera i 1000 euro.
Le persone assistite dal Banco alimentare sono passate da 29 mila a oltre 38 mila e in cui negli ultimi nove mesi del 2015 gli occupati sono diminuiti di 35 mila unità, e la cassa integrazione ha sforato le 43.200 ore, e quel che è peggio che aumenta quella straordinaria, l’ultima spiaggia prima della disoccupazione.
Assessore Sclocco, partendo dal presupposto che la situazione è molto difficile, quali le armi per far fonte al disagio sociale, all’assistenza delle persone fragili?
Lo strumento principe per far fronte alle fragilità sociali è il Piano sociale regionale che stabilisce chi fa cosa, come, e perché. In termini generali la regione programma, i 35 ambiti territoriali composti dai Comuni che gestiscono i fondi con piani di zona, di cui i bracci esecutori sono cooperative sociali, e altri operatori.
Un piano sociale datato, a quando il varo di quello nuovo?
Arriverà in consiglio a maggio 2016, poi ogni ambito sociale avrà sei mesi per fare i il suo piano di zona. Tra le novità la riduzione degli ambiti di zona da 35 a 25, e la loro coincidenza con i distretti sanitari, con cui lavoreranno finalmente in sinergia e coordinamento. Uno dei vantaggi sarà ad esempio che i servizi domiciliari saranno condivisi da personale medico e personale degli ambiti sociali, che saranno formati per i nuovi compiti che dovranno assolvere. E si avranno risparmi importanti in virtù dei minor costi per burocrazia, l’eliminazione delle sovrapposizioni.
Questa la macchina, passiamo al carburante, quanti soldi sono attesi dal governo per le politiche sociali?
L’erogazione storica relativa al fondo sociale abruzzese è di circa 6 milioni di euro, il 2 per cento della cifra totale per tutte le Regioni che tranne clamorose sorprese sarà riconfermato nella stessa entità. Ma ci sono anche altre misure finanziate, circa 9 milioni di euro da ripartire tra tutte le Regioni per la Vita indipendente e il Dopo di noi, per consentire ai disabili di autodeterminare l’assistenza e per i disabili che perdono i familiari. C’è poi il fondo per la famiglia, l’anno scorso è stato 440 mila euro, contiamo che non sarà tagliato. E ancora 175 mila euro per le aggregazioni giovanili, i fondi per la ‘non autosufficienza’, di circa 6 milioni.
Possono bastare?
No, ne servirebbero molti di più, ma questo è uno sprone ad usare le risorse disponibili nel miglior modo possibile. E a tal proposito va anche detta una cosa: appena insediata nella giunta con una delega così gravosa, ho preso contezza di aver ereditato una montagna di mancati trasferimenti di 23 milioni di euro, fondi non erogati ai 35 ambiti, perché il governo dal 2009 al 2012 ha tagliato le risorse e a caduta lo ha fatto anche la Regione.
E questo debito è stato coperto in qualche modo?
Agli ambiti territoriali abbiamo trasferito 9,3 milioni di euro, per prestazione erogate nel passato, resta un ammanco di 13 milioni di euro che i Comini hanno difficoltà coprire anche per i vincoli del patto di stabilità.
Ci sono poi i fondi europei, quale sarà la disponibilità e il loro utilizzo nel 2016?
Abbiamo a disposizione 142 milioni di euro di Fondo sociale europeo, da condividere però con le politiche del lavoro gestite dall’assessore Andrea Gerosolimo. Faccio notare i fondi sono stati dimezzati, rispetto agli anni precedenti serviranno dunque interventi mirati ed efficaci. I primi bandi per progetti di inclusione sociale usciranno dopo l’estate, per ora è attivo per il bando sul microcredito, grazie a fondi residui non spessi nella precedente programmazione. Le domande potranno essere inoltrate dal 9 al 17 marzo.
Quali misure saranno riproposte, vista l’efficacia riscontrata nelle precedenti programmazioni?
Sicuramente ‘Abruzzo inclusivo’, con gli ambiti territoriali capofila, che ha destinato fondi per tirocinii lavorativo nelle imprese, per la fascia dell’inclusione sociale, donne vittime di violenza, disoccupati a lungo termine, tossicodipendenti, ex detenuti. Dai dati finora a disposizione risulta che a Pescara, su 90 beneficiari, 14 hanno avuto un contratto al termine del percorso hanno avuto un contratto a tempo indeterminato. A breve avremo il quadro di sintesi altri 8 ambiti territoriali.
Ancora in fase sperimentale il Sia, il Sostegno per l’inclusione attiva, l’erogazione di un sussidio mensile per le persone e famiglie in forte difficoltà, accompagnato da un patto di inserimento sociale. Il 1016 sarà l’anno del varo definitivo anche in Abruzzo della misura?
Posso anticipare che nel 2016 anche l’Abruzzo sperimenterà per la prima volta il Sia. Un patto che si fa con persone in difficoltà economiche che hanno problemi di droga e alcool, che garantirà loro un assegno mensile di 600 euro, in cambio di percorsi di inclusione personalizzato, che vanno dalla disintossicazione di alcool e droga, ala disponibilità a fare lavori socialmente utile. La condizione è però che funzionino i servizi sociali. E servono controlli rigorosi, perché dalle prime sperimentazioni è risultato un altissimo numero di richiedenti che non avevano i requisiti, e che hanno per così dire tentato di fare i furbi.
Nella fascia delle fragilità sociali in fondo ci sono anche ragazzi under 30 che non lavorano, non studiano, non si formano. Sarà rifinanziato il Progetto garanzia giovani rivolto proprio a queste persone, visto il relativo successo, dopo un avvio a dir poco stentato e problematico?
Il ministro Pier Carlo Paodan ci ha dato rassicurazioni in tal senso. Garanzia giovani è stata una scommessa difficile che stiamo vincendo, all’inizio abbiamo avuto enormi problemi per rodare la macchina complessa e inedita. Ora però parlano i risultati: In base agli ultimi dati, parziali ma ufficiali, in Abruzzo sono stati coinvolti oltre 4.307 giovani e di 2.082 tirocinanti ben 665 sono stati assunti dalla stessa azienda nella quale hanno svolto il tirocinio o da altro datore di lavoro ben 341 hanno avuto un contratto a tempo indeterminato e 204 a tempo determinato. Credo che non ci siano dubbi sull’opportunità di rifinanziare ad anche rafforzare la misura. (f.t.)






