POGGIO PICENZE – Se nel capoluogo abruzzese molto lentamente i piccoli scorci di vita quotidiana pre-sisma riprendono il loro posto nei luoghi originari, coma la trattoria da Lincosta o il Farfarello, anche nei comuni vicini si comincia a intravedere uno spiraglio di luce su ciò che era.
Mercoledì 18 luglio, a Poggio Picenze (L’Aquila), riapre il bar Pinzone. Nella sua sede storica, di fianco il palazzo del Comune, dove dalla notte dei tempi serve da bere ai suoi paesani.
Ma Vincenzo Chelli, che ha dato il nome al locale, non era una compagnia quotidiana solo per coloro che vivevano a ru Pojo: serviva bevande anche ai paesani che vivevano all’Aquila, in città, con un servizio “all inclusive”.
Già quarant’anni fa, infatti, per non perdere di vista i suoi compaesani Pinzone aveva messo studiato un servizio di navetta con cui andava a prendere all’Aquila gli uomini, perché allora erano solo uomini, e li portava al suo bar. E poi, quando si era “fatta una certa” (ora), dopo il bicchierino di vino e la partita a tre e sette, li riportava a casa.
Nessuno sa da quanto tempo Pinzone è aperto! Forse 80, forse 100 anni, “era del suocero del nonno della moglie”, raccontano gli anziani di Poggio Picenze, ma riuscire a risalire a quando sia nato quel posto diventa un’impresa impossibile.
L’unica certezza, infatti, è il nome, “Pinzone”, che è il soprannome di Vincenzo Chelli, il padre dell’attuale titolare del bar, Rossella Chelli.
Il sisma del 6 aprile 2009 ha costretto il “Biondo”, Lino Sponta, l’attuale gestore e marito di Rossella, a chiudere battenti per qualche tempo, prima di trasferire tutte le sue cose in un edificio classificato “A” e poter riaprire.
Ma da domani Pinzone torna a casa, lì dove ha aperto non si sa bene quando, e continuerà a servire tutti i suoi affezionaissimi clienti. Che magari, un domani, diventeranno i nonni che racconteranno ai nipoti che Pinzone è aperto dalla notte dei tempi.



