L’AQUILA – È uscito Scritti Milanesi. La Libertà ai tempi del Virus, una raccolta di ventitré poesie che Giuseppe Palma, avvocato, giurista e scrittore che spesso pubblica articoli su AbruzzoWeb e che per questo giornale ha fatto da relatore a diversi convegni, ha scritto a Milano da marzo a dicembre 2020.
Il volumetto è edito da Laura Capone Editore, organizzatrice del premio annuale di Letteratura italiana contemporanea e del progetto “Giuria Giovani”, cioè dello studio sperimentale dei poeti contemporanei nelle scuole superiori che aderiscono all’iniziativa. Il libro – edito in edizione cartacea – è in vendita, oltre che sul sito della casa editrice, anche sulle principali piattaforme di librerie on-line.
Il libro è soprattutto una testimonianza storica, in Versi, della pandemia da Covid-19 che nel 2020 ha colpito il mondo intero, Milano in primis. Non solo una testimonianza diretta, vissuta in prima persona dal Poeta nella città simbolo della peste del Seicento e del virus del 2020, ma anche una rotta culturale da seguire, in controtendenza alla narrazione dominante.
Quindici poesie si riferiscono alla pandemia e al desiderio di tornare alla Libertà, otto fanno invece diretto riferimento alla città meneghina. “Minimo comune denominatore” per ciascun componimento è rappresentato da almeno un vocabolo o un’espressione in dialetto milanese. La cornice di alcune poesie è quella del mondo post-virus, questo “nuovo mondo” in cui l’Uomo non è più al centro di tutto come lo è stato nella millenaria civiltà. La società digitale verso la quale si intende traghettare l’Umanità potrebbe non avere lo scopo di migliorare le condizioni di vita dell’Uomo, bensì di creare un “Uomo nuovo”, un mutamento antropologico in cui l’Uomo non è più “animale sociale” ma “individuo solitario”, distante dagli altri individui. Non più un mondo in funzione dell’Uomo ma un Uomo in funzione del mondo. Un pericolo concreto che ancora possiamo correggere.






