L’AQUILA – “Ci vorrà del tempo e molta volontà da parte di tutti, dei politici come dei giovani, affinché le cose vadano meglio”.
Questa la considerazione del giornalista scientifico Piero Angela sulla situazione all’Aquila e sul futuro ipotizzabile delle sue mura e dei suoi studenti, fatta ad AbruzzoWeb a seguito di una lezione-dibattito tenuta oggi al liceo Classico “Domenico Cotugno” dell’Aquila, per presentare anche il suo ultimo libro “A cosa serve la politica”.
“L’Aquila è ferita ma è una città fantastica – ha aggiunto il volto noto della televisione – anche l’Italia è un Paese straordinario ma pieno di problemi e gran parte della causa è da ricercare nella politica, in continuo litigio. Si parla di diverse opinioni senza la voglia di trovare un punto d’intesa, un obiettivo comune. Si tralascia la missione di voler far bene le cose e si pensa troppo a fare, invece, i dispetti. E il futuro in tutto questo? I giovani, dove sono?”.
Tornando al tema affrontato anche nel suo ultimo libro, Angela nel suo discorso ha fatto osservare agli studenti che “se invece delle conflittualità tra loro, i politici si occupassero del bene dello Stato, a partire dalla scuola, l’Italia sarebbe un posto migliore”.
“Oggi nel nostro Paese c’è un forte risentimento contro la classe politica per i troppi privilegi e la corruzione, ma esiste una questione molto più profonda che riguarda il ruolo stesso della politica nella società. È, infatti, radicata l’idea che sia la politica a determinare il benessere di un Paese e che cambiando leader si possono ottenere cose che in realtà non dipendono dalla politica; c’è troppa attesa, insomma, che sia la politica a risolvere i problemi, ad affrontare le sfide del nostro tempo, e che quindi la soluzione sia il prevalere di quel partito o di quella maggioranza, ma purtroppo questo non dà i risultati sperati”.
“C’è una distorsione visiva che lascia in ombra i veri motori del cambiamento e dello sviluppo – ha continuato Angela – ma sappiamo bene che nella storia i veri protagonisti dello sviluppo sono stati altri: l’energia e l’industrializzazione che ha favorito l’alfabetizzazione in primis; perciò è importante investire nella scuola, come accade in molti paesi esteri”.
“Il nostro Paese – ha aggiunto lo scrittore – è pieno di talenti e di energie represse o non valorizzate, che attendono di essere liberate e di trovare il contesto giusto per potersi esprimere, ed è qui che la politica può svolgere il suo vero ruolo. Ho personalmente fatto leggere al ministro Maria Stella Gelmini delle lettere che ho ricevuto da parte di alcuni ricercatori che dopo aver studiato all’estero, sono tornati in Italia senza trovare possibilità di continuare a fare ricerca e così se ne sono andati un’altra volta. C’è qualcosa di molto grave che non funziona”.
Una piccola divagazione l’ha fatta anche sul debito pubblico: “è lecito che esistano i debiti ma non possono essere una norma, il nostro debito è spaventoso così come il nostro attuale spread che altro non è che la differenza di fiducia da parte del Paese. Certo, ora la percentuale si è ridotta perché il governo sta prendendo misure per tamponare il fenomeno ma restiamo comunque in un’emergenza critica, il tessuto del Paese resta invariato”.
“La politica – ha concluso Angela – sarebbe più utile se si occupasse del futuro, di migliorare l’insegnamento impendendo la fuga all’estero dei nostri più meritevoli studenti. Se premiasse la meritocrazia abolendo invece i privilegi dovuti all’appartenenza a un gruppo, se smettesse di disperdere energie con la burocrazia”.






