L’AQUILA – “All’indomani del dibattito in Consiglio regionale in Abruzzo desidero esprimere apprezzamento per le parole del presidente Chiodi e convinto sostegno per l’azione di rinnovamento che la Giunta e la maggioranza stanno portando avanti nonostante la drammatica emergenza che ha segnato la legislatura”.
Lo dichiara il senatore Filippo Piccone, coordinatore regionale del PdL in Abruzzo.
“Rivendicare il proprio operato, – prosegue – proclamare in sede istituzionale la sacralità dello Stato di diritto a cominciare dalla presunzione di innocenza, e denunciare i pochi processi e le poche sentenze a fronte delle molte inchieste che negli ultimi anni, senza distinzione fra destra e sinistra, hanno investito le rappresentanze democratiche nella nostra Regione, significa essere consapevoli del primato della politica, della sua autonomia e delle responsabilità delle quali si è stati investiti dai cittadini”.
“Siamo dunque certi che nessuno, men che mai il presidente Chiodi, abbia inteso inficiare tale consapevolezza stabilendo improprie equazioni tra l’assenza di avvisi di garanzia e la legittimazione a governare, come se un eventuale avviso di garanzia privasse di tale legittimazione e solo l’assenza di indagini consentisse di continuare a onorare a testa alta il proprio mandato”.
“Il presidente Chiodi, come tutti noi, sa benissimo che l’avviso di garanzia è uno strumento previsto dal codice a tutela delle persone sulle quali l’autorità giudiziaria ritiene di dover compiere accertamenti; un atto garantista che solo l’orgia giustizialista che da vent’anni a questa parte ha travolto il nostro Paese ha impropriamente trasformato in una condanna preventiva quando non addirittura in uno strumento di interdizione”.
“Insomma, bene ha fatto il presidente Chiodi a rettificare le false notizie che nei giorni scorsi gli sono state attribuite in merito alle inchieste in corso in Abruzzo. Ma siamo certi – conclude Piccone – che con tale precisazione in merito al suo non coinvolgimento egli non abbia inteso mettere in dubbio i capisaldi del diritto e il primato della democrazia, e stabilire impropri automatismi che, contraddicendo il resto del suo intervento, ci riporterebbero indietro di vent’anni”.
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