L’AQUILA – “Il piano di riorganizzazione della sanità impoverisce l’Abruzzo, riduce la qualità dell’assistenza privilegiando solo conteggi di tipo ragionieristico”. “Il nuovo ospedale di Chieti-Pescara è uno scandalo”. E se “giochiamo al ribasso” per uscire dal commissariamento, “tanto vale restare commissariati!”.

L’Anaao Assomed, l’associazione dei medici, non le manda a dire alla Regione e all’Agenzia sanitaria (Asr) diretta da Alfonso Mascitelli che lo stanno approntando tra le polemiche degli addetti ai lavori e della politica. Solo ieri ad alzare la voce sono stati il sindaco dell’Aquila Massimo Cialente e la senatrice Stefania Pezzopane, entrambi del Pd, che hanno rivendicato un ruolo nelle scelte che “non possono essere frutto di scelte compiute dai tecnici”.

Il dibattito sulla riorganizzazione della sanità, anche alla luce del decreto del ministro Beatrice Lorenzin, si è vivacizzato dopo che proprio l’Asr ha messo nero su bianco le prime bozze, tra l’altro pubblicate in anteprima da AbruzzoWeb. Una discussione nella quale si è inserita la nomina del nuovo direttore generale della Asl Avezzano-Sulmona-L’Aquila, scelta che dopo due mesi di braccio di ferro all’interno del Pd è caduta su Rinaldo Tordera.

“Sono stati ascoltati tutti, i medici, 21 sigle sindacali, i direttori generali, ora tocca alla politica. A partire dai Comitati ristretti dei sindaci e da chi sul territorio ha un ruolo di responsabilità”, ha detto Cialente.

Sulla riorganizzazione della rete sanitaria, oggi, non parla l’associazione dei medici dell’Aquila, guidata dal direttore di Malattie infettive dell’ospedale San Salvatore Alessandro Grimaldi, a lungo nel toto-nomi per il nuovo manager, che insieme ai sindacati ha convocato una conferenza stampa per martedì prossimo.

Parla eccome, invece, il segretario regionale dell’Anaao, il direttore del reparto di Chirurgia vascolare dell’ospedale di Teramo Filippo Gianfelice, che adombra sospetti anche sulle “strane movimentazioni di posti letto tra Chieti e Pescara che non tengono conto dei dati demografici”.

Sul decreto Lorenzin, più in generale, dice che “è abbastanza rigido anche se dà delle piccole possibilità di azione tutte legate ad una valutazione di insieme, il problema dell’Abruzzo è che essendo ancora in piano di rientro è purtroppo soggetto al tavolo di monitoraggio, e deve pedissequamente rispettare questi dati. C’è però da dire che occorre che affianco alla valutazione meramente matematica ci sia una valutazione di carattere generale e di politica sanitaria”.

“Se facciamo un piano di riordino togliendo le specialità a più alto peso, non individuiamo anche parzialmente strutture che possono avere caratteristiche di II livello e lasciamo invece aperte le Unità operative di basso peso, andiamo a ridurre la qualità dell’offerta sanitaria abruzzese mettendola a livelli più bassi”, aggiunge Gianfelice, che parla di “impoverimento, riduzione di qualità ed efficacia”.

“Se questo è necessario per uscire dal piano di rientro – ammonisce – non possiamo accettarlo perché tanto vale rimanere nel piano ma mantenendo qualità”.

Anche per i medici le scelte devono dunque essere di carattere politico, come rivendicato da Cialente e Pezzopane.

“Se avere uno o due ospedali di II livello dipende dalle scelte politiche, ma minimo due credo che ci servano – argomenta il segretario dell’Anaao – però la programmazione va fatta da oggi a 15 anni e non da oggi a un mese, occorre costruire una struttura che abbia le giuste dimensione, per numero di Unità operative, di posti letto”.

Visione che, per l’Anaao, l’amministrazione regionale non sta avendo. “Quello previsto per Chieti non è un ospedale di II livello, ma è un mini ospedale da 400 posti letto, quando ne servirebbero almeno 600 per farne uno di II livello con il concentramento di tutte le specialità”, dice Gianfelice a proposito del mega project-financing da 450 milioni di euro approvato in via preliminare dalla Giunta.

Soluzione difficile anche per un eventuale secondo hub dell’entroterra. “Bisogna valutare lo sviluppo futuro dell’Aquila e di Teramo”, dice.

“Negli ultimi due anni – aggiunge – sono estremamente lievitati i costi per farmaceutiva e beni e servizi, ed è uno scandalo, mentre si spende di meno per la sanità del cittadino”.