PESCARA – Approderà domani in consiglio Comunale, a Pescara, il Piano del rischio aeroportuale per rafforzare i livelli di tutela nelle aree limitrofe agli aeroporti.

Il Piano è stato illustrato questa mattina alla stampa, dall’assessore comunale Marcello Antonelli.

L’assessore ha spiegato che l’adozione del Piano comporterà “problemi in tutta la zona prossima all’aeroporto, non si tratta, però di una scelta dell’amministrazione: ci stiamo soltanto adeguando al decreto legislativo del 2006”.

Il piano prevede tre zone. Nella prima, vale a dire quella più vicina alla pista di decollo, possono essere realizzate solo magazzini; nella seconda può essere prevista solo una modesta funzione residenziale con indici di edificabilità bassi e attività non residenziale con indici di edificabilità medi che comportano la permanenza di un numero limitato di persona.

Nella terza zona invece possono essere previste nuove attività non residenziali e un ragionevole incremento della funzione residenziale con indici di edificabilità medi.

Nelle tre zone, dove risiedono 9.400 persone, vanno evitate insediamenti ad elevato affollamento, costruzione di scuole, ospedali e in genere obiettivi sensibili, attività che possono creare pericolo d’incendio, esplosione e danno ambientale. Le limitazioni si applicano alle nuove opere o attività da insediare e non all’esistente.

“Non si potranno realizzare – ha spiegato l’assessore – attività commerciali di peso e obiettivi sensibili. Il primo effetto sarà quello di dover spostare la localizzazione dei palazzi della Regione. Non sarà possibile, dunque, realizzare tutto quello che porta un’alta concentrazione di presenze umane. Maggiore è la vicinanza all’aeroporto maggiori sono le limitazioni”.

Antonelli ha poi sottolineato che l’amministrazione ha cercato di limitare al massimo i disagi per i cittadini. “Perché – ha detto – si corre il rischio del degrado per quelle aree in quanto non saranno possibili nuovi interventi. Cercheremo di scongiurare la morte urbanistica, edilizia, commerciale e sociale di quella parte della città contando anche sulla flessibilità dell’Enac”.