L’AQUILA – Se si vuole veramente mettere la parola fine al grave problema della petrolizzazione a terra e a mare dell’Abruzzo, che investe ben 221 comuni su 305, è necessario andare in tempi brevi oltre la legislazione vigente.
Lo afferma Bruno Evangelista, portavoce regionale di Alleanza per l’Italia, partito fondato da Francesco Rutelli e Bruno Tabacci.
“Già da consigliere regionale – continua Evangelista – al fianco del comitato Natura Verde portai avanti per primo tra i politici abruzzesi, allora rassegnati all’ineluttabilità dell’insediamento, una durissima battaglia contro la realizzazione del Centro Oli di Ortona; sappiamo oggi com’è andata: a lavori già iniziati l’insediamento è stato bloccato con grande giubilo delle popolazioni locali”.
“Ora, però – aggiunge – è necessario che la Regione, grazie anche al sostegno della mobilitazione popolare, recuperi l’iniziativa con tutti gli strumenti che gli sono propri, al netto di tentazioni demagogiche e fatue verbosità. Inutile dire che la unitarietà di tutte le forza politiche rappresenta un viatico sostanziale per il successo di ogni azione amministrativa”.
“L’Abruzzo – prosegue il portavoce Api – ha dalla sua valide argomentazioni per dimostrare come il suo territorio sia del tutto incompatibile con attività estrattive di minerali fossili, in particolare gli idrocarburi. Mi riferisco al riconosciuto ruolo di regione verde d’Europa, dei parchi e delle riserve naturali con estese aree geografiche vincolate, sì da rappresentare un unicum e allo stesso tempo un patrimonio naturalistico dell’intera nazione”.
“Sulla base pertanto di queste considerazioni – conclude Evangelista – è indispensabile che già alla prossima seduta il Consiglio approvi una risoluzione urgente che impegni il presidente Chiodi a intervenire sul Governo perché emani un decreto legge che, una volta convertito dal Parlamento, potrà fermare definitivamente una deriva petrolifera tanto assurda quanto dannosa per gli interessi regionali”.






