CHIETI – Non si ferma il dibattito sulle trivellazioni petrolifere in Adriatico, alle quali il decreto “Sblocca Italia” ha recentemente dato il via libera, e su cui si concentra anche uno dei quesiti referendari proposti da Possibile, il nuovo movimento politico di Pippo Civati.

E mentre va avanti il lunghissimo iter istitutivo del Parco della Costa Teatina, tra gli ostracismi di Forza Italia, Confindustria e alcuni Comuni, che l’altro giorno a Roma sembra abbia subìto una ennesima battuta d’arresto con il presidente Luciano D’Alfonso che ha chiesto ulteriore tempo per consentire agli enti locali di adeguare gli strumenti urbanistici ai nuovi vincoli, il tema della petrolizzazione approda nella aule parlamentari.

Martedì prossimo il ministro dell’Ambiente Gianluca Galletti risponderà alla Camera ad una interpellanza depositata dall’abruzzese Gianni Melilla di Sel.

“In particolare Ombrina 2 è un progetto devastante per l’ambiente e il futuro turistico dell’Abruzzo” dice, ma è da biasimare l’intera “trasformazione da regione dei Parchi a distretto petrolifero con i numerosi progetti di trivellazioni per la ricerca e la produzione di idrocarburi che interessano il mare Adriatico e la terra abruzzese”. 

L’interpellanza, rivolta anche al ministro dello Sviluppo economico Federica Guidi, contiene anche i dati diffusi dalle associazioni ambientaliste.

In un recente dossier si evidenzia lo stato attuale delle ricerche e perforazioni di idrocarburi in Abruzzo, sia in terra che off-shore: sono 2.213,05 i chilometri quadri interessati da permessi di ricerca, 441,294 quelli interessati da concessioni di coltivazione, 101,03 i chilometri quadri interessati da concessioni di stoccaggio, 35,72 quelli interessati da istanze per concessione di coltivazione, 1.018,00 per concessioni di stoccaggio, 4.222,80 per permessi di ricerca.

C’è poi una nota del Wwf Abruzzo in cui si sottolinea come nel 2009 il 51,7 per cento del territorio era interessato da istanze di ricerca ed estrazione di idrocarburi.

“In queste settimane il Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare, ha dato o si accinge a dare il proprio parere positivo ad una decina di nuovi pozzi destinati alla ricerca o all’estrazione di petrolio, tutti all’interno delle 12 miglia” spiega Melilla.

Le aree interessate sono tutta davanti la costa teatina. Ad Ortona (Chieti), con un pozzo esplorativo della società Petroceltic, cosiddetto Elsa2, a 7 chilometri dalla spiaggia di Lido Riccio, a San Vito Chietino (Chieti) con 4 o 6 pozzi della società Rockhopper, il famigerato Ombrina mare, a 6 chilometri dalla costa, e a Vasto (Chieti), con 3 o 4 pozzi di estrazione stavolta ad una ventina di chilometri dalla costa, della società Edison, il Rospo mare.

“Tutti progetti – ricorda Melilla – fermati nel 2010 dal decreto dell’allora ministro Stefania Prestigiacomo che vietava nuove trivellazioni all’interno delle 12 miglia e resuscitati dal decreto del suo successore Corrado Passera“.

C’è poi un aspetto curioso. Secondo il parlamentare alcune procedure autorizzative “non sono state assoggettate a valutazione ambientale strategica, con il paradosso che il ministero dell’Ambiente e della tutela del territorio e del mare richiede tale adempimento al Governo croato per le nuove concessioni in Adriatico e poi non applica la procedura a quelle di propria competenza”. (m.sig.)