PESCINA – È guerra intorno alla storia dell’ospedale di Pescina (L’Aquila), riconvertito in presidio territoriale di assistenza (Pta) il 31 agosto 2010, con provvedimento commissariale ancora sub judice: nel piccolo ospedale vennero infatti disattivati ben tre reparti (quelli di Medicina, Geriatria e Chirurgia) e al momento ci sono due piani di struttura completamente inutilizzati.
Nella struttura sono stati invece collocati il distretto sanitario di base e alcuni uffici che prima erano dislocati altrove, “generando però disorganizzazione e un clima di confusione”, come ha affermato ad AbruzzoWeb il sindaco di Pescina, l’avvocato Maurizio Di Nicola.
Il primo cittadino del piccolo comune ha lamentato infatti i molteplici problemi all’interno dell’ospedale, sia di natura amministrativa dal momento che “tutta la Marsica sta facendo riferimento all’ospedale di Avezzano con evidenti difficoltà amministrative”, che relativi a questioni come la mancanza di acqua calda, ma ricorda soddisfatto che “almeno, fortunatamente, non ci sono stati licenziamenti”.
Di Nicola ha divulgato, quattro giorni fa, una lettera destinata tra gli altri al presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, per ottenere spiegazioni dal commissario per la sanità e presidente della Regione, Gianni Chiodi, dal prefetto dell’Aquila, Giovanna Maria Iurato e dal manager della Asl 1 Avezzano-Sulmona-L’Aquila, Giancarlo Silveri. Delucidazioni che chiede anche al sub commissario alla Sanità Abruzzo, Giovanna Baraldi, da cui lamenta di non aver ancora ricevuto risposta.
In tutto questo quadro, Di Nicola ha lanciato anche l’ultimatum, che ‘scadrà’ tra pochi giorni, di fare lo sciopero della fame se non otterrà nel frattempo le risposte che aspetta.
“Si è giunti a questa situazione – ricorda il sindaco – per via delle due delibere commissariali di Chiodi che prevedevano la chiusura dei piccoli ospedali; tuttavia il tribunale amministrativo considerò illegittima la chiusura annullando il provvedimento in questione. Dopo queste vicissitudini, ci si mise anche la legge di Berlusconi di agosto che ratificava la richiesta di Chiodi ma la riteniamo assolutamente anticostituzionale”.
“Il 29 febbraio – afferma Di Nicola – ci sarà l’udienza del Tar per definire la questione e mi auspico che accolga la nostra richiesta. Nel frattempo mi aspetto delle risposte in merito alla mia lettera, chiedo nuovamente un colloquio con la Baraldi per rappresentare ciò che non funziona mentre da Chiodi mi aspetto un provvedimento più adeguato. Tra l’altro sono in una condizione di salute difficoltosa, potrei risentire della mia decisione di fare lo sciopero della fame, che è comunque l’ultimo mezzo che ho per ottenere qualche spiegazione”.





