L’AQUILA – La richiesta di una Corte d’Appello a Pescara, unica sede abruzzese con conseguente chiusura della storica sede regionale dell’Aquila, “è sconcertante”.
Dura nota del presidente dell’ordine degli avvocati dell’Aquila, Carlo Peretti, all’indomani della approvazione all’unanimità in Consiglio comunale a Pescara dell’ordine del giorno sulla nuova sede della Corte d’Appello in città, con la richiesta che siano assunte tutte le iniziative legislative da parte dei parlamentari abruzzesi per la sua costituzione, attesa l’impossibilità della creazione di Sezioni distaccate di Corti su tutto il territorio nazionale.
Da tempo si discute ferocemente sul rischio smantellamento dell’intero distretto della Corte d’Appello della regione, che ha sede all’Aquila, come previsto nel nuovo disegno del ministro della Giustizia, Andrea Orlando, che prevede accorpamenti delle Corti delle regioni più piccole, che oggi sono 26 e diventeranno 20 o 21.
E la politica in Abruzzo, con L’Aquila da una parte e Pescara dall’altro, torna a respirare un’aria tesissima, con esponenti di partiti diversi tra loro pronti alle barricate. Ma, Peretti ne è la prova, l’argomento coinvolge, ovviamente, anche gli esponenti del mondo forense.
Secondo Peretti, la richiesta pescarese “sconcerta per due ordini di motivi. Intanto perché l’iniziativa è stata promossa quando con tanti sforzi ed impegno partecipato per la difesa dell’intero territorio abruzzese è appena stato evitato l’accorpamento degli uffici della Corte di Appello dell’Aquila con altre sedi distrettuali come le Marche, l’Umbria ed il Molise, ma, particolarmente, perché sostenuta durante una difficilissima fase storica che sta vivendo la Città dell’Aquila, martoriata dall’immane tragedia del sisma del 6 aprile del 2009”.
“Ed allora – fa notare l’avvocato aquilano – è bene subito ricordare e chiarire che la prima concreta risposta per la ripresa della Città dell’Aquila è stata l’immediata ricostruzione del Palazzo della Corte di Appello per condivi-sione comune di tutti gli Organi dello Stato, dal Governo ai Parlamentari Abruzzesi, dai vertici della Regione agli Enti periferici, che, uniti alla Magistratura ed all’Avvocatura, hanno voluto che la Corte dell’Aquila dovesse subito ripartire, nella consapevolezza di evitare ricadute tragiche e sciagurate che avrebbe comportato un mancato tempestivo intervento. La Corte di Appello dell’Aquila ha dunque sede in un nuovo Palazzo, ben strutturato, realiz-zato in appena sei mesi e che ha comportato un rilevante sforzo economico per tutta la collettività”.
IL RESTO DELLA NOTA DI PERETTI
Se la logica dei numeri deve prevalere, è bene conoscere compiutamente quelli ri-portati nella Relazione del Presidente della Corte d’Appello di L’Aquila in occasione dell’inaugurazione dell’anno giudiziario 2014 dove è dato rilevare la sensibile diminuzione dei flussi dei giudizi in entrata nella Corte d’Appello (da 3.905 a 3.629, pari a -7%) con l’evidenza che il numero dei contenziosi attuali sono analoghi o sovrapponibili agli anni passati. Anzi, raffrontando la pendenza al 30 giugno 2013 dei giudizi civili (n. 6.106 procedimenti) con quella esistente al 1° luglio 2010 (n. 6.663 procedimenti), si riscontra un saldo negativo di 557 unità con una chiara tendenza alla diminuzione della pendenza stessa.
Il riferimento, poi, alle “grande distanza” che divide L’Aquila da Pescara (Sic! sono 100 i chilometri) in una Regione che conta una popolazione di 1.300.000 abitanti è del tutto fuori luogo e fuorviante, non tanto per gli attuali mezzi di trasporto, ma per l’ operatività del processo civile telematico che obbliga, ormai, l’invio degli atti e dei documenti agli uffici delle Cancellerie dei Tribunali e delle Corti di Appello da parte degli avvocati (di tutta Italia) esclusivamente per via telematica.
Tutto questo dovendo sottolineare anche la disponibilità degli avvocati aquilani a svolgere senza condi-zioni tanta attività professionale in favore dei colleghi degli altri Fori, sostituiti sovente in udienza.
Per giunta, la semplicistica operazione di raffronto tra aree della stessa Regione, da un canto quella pescarese-chietina e dall’atro quella aquilana-teramana, non solo è impropria, ma anche improvvida perché mina l’unità di un intero territorio regionale.
V’è poi che, sempre per il vero, nel giudizio di appello, tanto nei giudizi civili quanto in quelli penali, si procede normalmente a nuova valutazione di elementi di fatto già acquisiti ai processi con le istruttorie svolte in primo grado e solo eccezionalmente si rinnovano indagini istruttorie cosicché davanti ad ogni Corte di Appello devono comparire soltanto gli avvocati e non anche le parti che essi rappresentano e difendono.
Posto ancora che la sede della Corte di Appello è L’Aquila, non solo per storia secolare e prestigio, ma anche perché è il Capoluogo di Regione, a questo punto è indifferibile che le Istituzioni Comunali, Provinciali e Regionali confermino tale posizione ed adottino le iniziative opportune, anche cominciando dalla convocazione di un Consiglio Comunale aperto alle componenti sociali per la condivisione di un intento comune.





