PESCARA – L’Arta, l’Agenzia regionale di tutela ambientale che ha eseguito le analisi sul materiale da dragare al porto di Pescara, difende il proprio lavoro, dopo il sequestro della draga “Gino Cucco” disposto lunedì dal gip del Tribunale dell’Aquila Marco Billi ed eseguito in mattinata dai carabinieri del Noe e della Guardia di finanza di Pescara, subito dopo l’inizio dei lavori di scavo da parte della motonave.

Per la Procura e il gip questo materiale è contaminato da pesticidi ritenuti altamente nocivi (Ddt e Naftalene), come accertato dalle analisi eseguite dai carabinieri del Noe sui campioni prelevati dall’Arta e quindi non può essere versato in mare, come era previsto dal progetto di dragaggio.

Per l’Arta invece, che si è occupata di tutte le analisi sui materiali da dragare, le concentrazioni di contaminanti “sono bassissime” (il Ddt sotto lo 0,1 per cento) e “non si tratta di rifiuti” e anche se fossero rifiuti “non sarebbero pericolosi” mentre il gip parla di “rifiuti pericolosi”.

A spiegarlo sono stati questa mattina il direttore dell’Arta Abruzzo, Mario Amicone, affiancato da alcuni tecnici, e cioè Luciana Di Croce, Angela Del Vecchio, Edda Ruzzi, Giovanna Mancinelli, Virginia Lena e Emanuela Scamosci. Nessuno di loro si sa spiegare il perche’ di questa discrepanza enorme nei risultati delle analisi.

Per il procuratore capo della Repubblica dell’Aquila e responsabile della Direzione distrettuale antimafia (Dda), Alfredo Rossini, l’inchiesta ha solo impedito che si gettassero nel mare delle “porcherie”.

“Sono state messe in discussione le nostre analisi per la discordanza con le analisi effettuate dal Noe – ha detto Amicone – e viene messa in discussione la nostra credibilità, anche se non siamo coinvolti nell’inchiesta, per cui vogliamo salvaguardare l’immagine dell’Arta. Mi aspettavo che la Regione e l’assessore competente prendessero le nostre difese ma non e’ accaduto per cui difendo da solo la professionalità dei tecnici dell’Arta ricordando che i nostri laboratori sono stati accreditati nei giorni scorsi come laboratori di qualità”.

“La procedura che abbiamo seguito è quella del protocollo nazionale che l’Ispra segue in tutta Italia. Mi sembra strano che sia stato messo in discussione il nostro lavoro sia per le analisi della scorsa estate, sulle sabbie del porto turistico (anche allora c’era una indagine della Procura), che ora. Le nostre analisi, cioè, sembrano valide a singhiozzo”.

LA DIFESA: “CI SIAMO ATTENUTI ALLE PROCEDURE”

Luciana Di Croce, direttore tecnico dell’Arta, è entrata negli aspetti tecnici spiegando che la normativa seguita nelle analisi è il DM 96 e le norme sulla movimentazione dei sedimenti marini (che non prevede limiti di riferimento) e i valori soglia sono quelli del manuale previsti dall’Ispra.

“Ci siamo attenuti alle procedure – ha spiegato ai giornalisti – e abbiamo avuto contatti giornalieri con l’Ispra”, che ha indicato i campioni da esaminare predisponendo un piano di campionamento. Dopo il sequestro della draga i tecnici dell’Agenzia sono andati a “rivedere tutte le analisi, i report e i tracciati”.

“Ci siamo messi in discussione – ha proseguito Di Croce – ma abbiamo scartato l’ipotesi di aver sbagliato e siamo super tranquilli. Tra l’altro abbiamo ripreso tutte le analisi storiche, comprese quelle sulla vasca di colmata, e siamo tranquilli. Crediamo nel nostro lavoro, non abbiamo interessi e quanto accaduto ci ha dato fastidio”.

Tra l’altro l’Agenzia dispone di “campioni di riserva” che possono essere analizzati e “sono a disposizione”.

“Ci fa sorridere – ha proseguito Di Croce – che si assimili il materiale della darsena a rifiuti pericolosi perché non è assolutamente così”.

Un interrogativo è sorto sui campioni analizzati dal Noe che sono 7 e sono stati messi a disposizione proprio dall’Arta nel mese di ottobre.

“Non sappiamo se questi campioni rientrino o meno nell’area interessata al dragaggio” (che riguarda 77mila metri cubi da prelevare nella darsena, escluse le banchine) ma comunque sia “noi non abbiamo trovato pesticidi da nessuna parte” e “il Ddt  non c’era neppure nelle analisi effettuate per i dragaggi precedenti” – ha specificato un altro tecnico.

IL PD: ”QUALCUNO HA SBAGLIATO”

“Qualcuno ha sbagliato”, lo dice il consigliere comunale del Partito democratico Enzo Del Vecchio, a seguito della conferenza stampa di questa mattina del direttore generale dell’Arta, Mario Amicone, e dei tecnici dell’Agenzia, in merito alle analisi dei materiali che si sono accumulati nella darsena del porto di Pescara.

Da una parte ci sono le analisi dell’Arta, che parlano di materiali non contaminati da pesticidi, e dall’altra quelle commissionate dal Noe che parlano di materiali contaminati da pesticidi, nonostante i campioni esaminati siano gli stessi.

Del Vecchio parte da un presupposto, come scrive su una nota: “Se le analisi dell’Arta possono essere messe in discussione – afferma – questo dovrebbe valere anche per quelle svolte da altri soggetti, anche se per conto della Procura”.

“Dai dati forniti questa mattina dall’Arta – commenta il consigliere comunale – viene ancora una volta confutata l’ipotesi avanzata nel provvedimento di sequestro della Procura aquilana di una presenza di Ddt (pesticidi) i cui valori risultano essere un milione di volte al di sotto della soglia di rischio, diversamente da quanto evidenzierebbero i risultati prodotti dai tecnici incaricati dalla stessa Procura”.

Del Vecchio sostiene poi che “discrepanze così abnormi tra le analisi dell’Arta e quelle promosse dal Noe portano inevitabilmente a ritenere che qualcuno ha sbagliato. Per una sorta di timore reverenziale che si ha nei confronti dell’organo giudiziario, viene quasi automatico puntare il dito dall’altra parte. Ma ciò che sta accadendo al porto di Pescara merita chiarezza da parte di tutti, sia per la gravità rappresentata da un nuovo blocco delle operazioni di dragaggio, sia per il rischio connesso alle condizioni attuali del porto che potrebbero diventare serissime in caso di esondazione”.

L’esponente del Pd chiede quindi che si chiarisca “come sia possibile che il risultato delle analisi di appena sette campioni dei sedimenti dei materiali da dragare, cioé le analisi del Noe, possano capovolgere l’esito di altrettante analisi svolte su ben 60 campioni di sedimi raccolti dall’Arta e cha ha visto impegnate le strutture provinciali dell’Agenzia di Pescara, Chieti, L’Aquila e Macerata”.

Il consigliere si dice anche preoccupato per il fatto che “i punti di campionamento utilizzati dai tecnici della Procura risulterebbero, secondo le piantine mostrate dall’Arta, al 90 per cento tutti al di fuori dell’area oggetto di dragaggio”.

E aggiunge: “apprendere da un altissimo ‘servitore dello Stato’ qual è il procuratore capo della Procura della Repubblica dell’Aquila che nel porto di Pescara vi sarebbero elementi contaminati addirittura mortali, impone l’attivazione immediata di misure necessarie a garantire tutte le tutele possibili ai soggetti che potrebbero venire a contatto con queste sostanze se il porto è aperto”.

In conclusione , esorta “assoluta serenità e rispetto di tutti i soggetti in campo, celerità e chiarezza per le sorti di Pescara”.

ROSSINI: ”ARTA DICA CIÒ CHE VUOLE”

“Abbiamo agito affinché quella porcheria non si diffondesse. Loro possono dire quello che vogliono, loro hanno le loro idee ma noi andiamo avanti”.

Lo ha dichiarato il procuratore capo della Repubblica dell’Aquila e responsabile della Direzione distrettuale antimafia (Dda), Alfredo Rossini, commentando le dichiarazioni rese dal direttore generale dell’Arta, Mario Amicone, che sul caso del sequestro giudiziario della draga a Pescara e sulla bontà delle analisi dell’ente che rappresenta, ha tenuto stamane una conferenza stampa.