PESCARA – “Buon compleanno Emilio”, in ricordo del magistrato Emilio Alessandrini, assassinato nel 1979 da un commando di Prima Linea, nasce per impulso del figlio Marco Alessandrini, ex sindaco di Pescara, e da una sinergia tra la Presidenza del Consiglio comunale, il sindaco, l’Amministrazione comunale, l’Associazione nazionale magistrati e l’Ordine degli avvocati di Pescara, come “un anniversario mancato, una riflessione sullo stato della Giustizia tra cultura della giurisdizione e della organizzazione”.
Il programma sarà aperto dai saluti istituzionali del sindaco Carlo Masci, del presidente del Consiglio comunale Marcello Antonelli, del presidente ANM Abruzzo Roberta D’Avolio e dal presidente dell’Ordine degli avvocati di Pescara Giovanni Di Bartolomeo.
Spazio quindi agli interventi di Marco Alessandrini, Giovanni Salvi, già procuratore generale presso la Corte di cassazione, Silvia Rota, direttrice EMMAP SDA Bocconi School fo management e Livia Pomodoro , già presidente del Tribunale di Milano.
Introduce e modera Marco Patricelli.
Emilio Alessandrini come magistrato si occupò con particolare determinazione del terrorismo di estrema sinistra, avviando, tra l’altro, una delle prime indagini sull’Autonomia milanese. Questo impegno contribuì a metterlo nel mirino di Prima Linea, l’organizzazione eversiva guidata da Sergio Segio, Marco Donat-Cattin, Susanna Ronconi e Bruno La Ronga. Nel settembre 1978, nel covo di Corrado Alunni (Prima Linea) in via Negroli a Milano, vennero trovate tre sue foto
Questo avvertimento non servì a nulla poiché il 29 gennaio 1979, Alessandrini, mentre si stava recando al Palazzo di Giustizia di Milano, venne assassinato da un gruppo di fuoco di Prima Linea. A sparare al magistrato furono Sergio Segio Marco Donat-Cattin, mentre rimase di copertura Michele Viscardi. Poco prima di morire si era occupato anche dello scandalo finanziario del Banco Ambrosiano di Roberto Calvi.
Il delitto fu rivendicato con una telefonata alla redazione milanese del quotidiano la Repubblica[ e, successivamente, dalla diramazione di un volantino.
Nella rivendicazione, Prima Linea precisò che era stato scelto Alessandrini per l’impegno che poneva nel rendere più moderna la struttura giudiziaria[1], e più in generale perché considerava i giudici “riformisti”, più pericolosi di quelli “conservatori”.
L’ideologo del gruppo, Roberto Rosso, per spiegare la scelta degli obiettivi, disse: “Alcuni di noi scelgono, a fronte di un ruolo che la magistratura assume, come cerniera fondamentale nella riaggregazione delle istituzioni e come istituzione che conosce profondamente la realtà sociale, per un compito di mediazione e di articolazione degli spazi di libertà, degli spazi sociali che essa si è assunta giocando un ruolo autonomo che ha all’interno di un quadro legislativo dato”.





