PESCARA – La sala gremita di gente, si dispensano sorrisi e saluti colorati, come i colori di questo afoso pomeriggio di agosto.
Poi d’un tratto: silenzio; quasi rigoroso, composto, ma non severo, come a comunicare che c’erano tutti e si poteva iniziare.
Negli occhi della gente che riempiva i posti a sedere della sala conferenze della sede di Pescarabruzzo, si celava un insito rispetto.
Così ha avuto inizio la presentazione del volume dedicato a Eriberto Mastromattei, “l’uomo che parlava al mare”.
All’appello hanno risposto tutti. La famiglia unita e vicina, figli, nipoti, insieme per ricordare una persona, quanto più per loro, speciale.
Anche le istituzioni erano presenti, come se si fosse ad un aperitivo, un’occasione per rivedere vecchi amici e raccontarsi episodi condivisi insieme. Quasi un evento familiare che abbatte le strutture sociali e scopre, facendo saltare i ruoli che normalmente si giocano.
Via la giacca e la cravatta, non c’erano titoli o funzioni da ricoprire, ma persone, che volevano rendere omaggio ad Eriberto e per chi lo conosceva, sapeva che non poteva avvenire altrimenti.
E poi c’erano gli amici, ovviamente loro, i compagni di sempre, li riconosci, lo vedi da come si salutano, dall’intimità che trapela dai loro sguardi, sono quelli che se anche gli anni passano, si vedono sempre uguali.
Il volume, realizzato dalla fondazione Pescarabruzzo, è arricchito da un’inestimabile raccolta di fotografie rappresentante “i tempi che furono”. Anche attraverso le sincere testimonianze degli amici, è stato possibile percorrere un tracciato di storia.
Questo è ciò che emerge dalle pagine del libro, la storia della città che Eriberto tanto amava, nella quale è cresciuto e soprattutto che ha visto crescere.
Probabilmente poco notano quei giovani che son sempre stati abituati a vedere le spiagge con le palme e la riviera d’estate piena di notte, come se fosse stato sempre così.
Per quanti hanno visto la città crescere, per chi si ricorda le strade in un certo modo e che da Porta Nuova al centro non era proprio una passeggiata, quanto più un viaggio, sarà riscontrato inevitabilmente un sentimento di maggior sensibilità, legato proprio a quel personaggio, realmente noto all’interno della realtà pescarese. Eriberto ha dato un contributo non indifferente alla sua città, lungimirante e fiducioso, ha sempre preteso di meglio, apportando notevoli innovazioni.
“Non è semplice la realizzazione di una rivista, quando deve esser descritto un personaggio così ingombrante – esordisce l’editore Claudio Carrella – è come mettere in scena un romanzo amato da tanti, bisogna stare attenti ad individuare la giusta chiave di lettura”.
È probabilmente per questo che si è voluto lasciare spazio agli altri; i fatti non son stati interpretati, ma solamente descritti, certi che gli occhi di ognuno possan vedere molto di più, di quel che è riportato.
La parola è passata poi al vice presidente della Giunta regionale Alfredo Castiglione, grande amico e commercialista di Eriberto, che successivamente al ricordo di qualche aneddoto, ha esortato il pubblico presente a vedere il libro come avrebbe voluto lui, con gli occhi della gioia, e non come qualcosa che sia passato.
A lanciarsi nel mare troppo invitante dei ricordi, è stato anche l’assessore regionale Carlo Masci, che assieme all’assessore alla Cultura del Comune di Pescara Elena Seller e a quello provinciale Antonio Martorella, sono stati concordi nel riconoscere la “pescaresità” autentica e genuina del noto personaggio cittadino; oltreché ringraziare tutti coloro che si son dati da fare per la realizzazione del volume.
Successivamente la parola è passata al presidente del Consiglio regionale, Nazario Pagano, o meglio, “all’amico Nazario”.
Spiccato in lui è stato il ricordo della libertà che Eriberto impersonava e gli ispirava. Come se si fondesse con la libertà del mare.
“Così era lui. Per come parlava, per quello che diceva, per come si comportava, e forse anche per questo che ha rappresentato la storia di una città – ha detto Pagano – che proprio come lui, è cresciuta con un modo di fare disordinato, non conforme alle regole, ma con molta fantasia, grinta e voglia di fare”.
Questo volume è stato creato per rendere omaggio al personaggio Eriberto, ma quanto più all’uomo.
Quando si affrontano argomenti grandi come la morte, ci si può trovare impotenti, indecisi, timorosi su quali termini utilizzare, se raccontare certe cose o magari tenersele per sé.
Le hai lì, le parole, ti guardano e aspettano solamente che tu le scelga per poter esser lette. Lasciandoti in quel vuoto ovattato dove sono rinchiuse tute le cose che potresti dire ma non dici, e quello che si concretizza, infine, è soltanto lo spazio che prendono i ricordi, che come fotografie riportano alla mente le risate sotto voce, la frenesia, l’incredibile intraprendenza e gli occhi di quell’uomo che guardavano verso il mare, nel quale, egli, gettava tutta la sua impetuosa voglia di vivere e sistematicamente gli ritornava indietro, come l’onda che si infrange contro lo scoglio più alto, si tramutava in energia.






