PESCARA – “La decisione consiliare gravata appare legittima e sufficientemente motivata, atteso che la modifica di destinazione d’uso che si vuole imprimere all’intervento in esame, per dimensioni e rilievo, è in grado di incidere profondamente sugli ‘interessi che hanno trovato considerazione negli atti di pianificazione’, citati nella delibera in questione, e che, come noto, riguardano non solo lo sviluppo edilizio ma anche quello socio-economico del territorio, e in merito ai quali l’organo politico locale gode di ampia discrezionalità”. 

Questo è uno dei passaggi più significativi della sentenza con la quale, la sezione distaccata del Tar di Pescara, ha respinto il ricorso della società Pescara Porto contro la delibera del Comune di Pescara, che il 23 febbraio scorso ha detto “no” alla richiesta di variazione della destinazione d’uso, da uffici a residenze, di due dei tre edifici di 21 metri che saranno costruiti nei pressi dell’area ex Edison, di fianco all’ex Cofa, sul lungomare di Pescara. 

Il Tar di Pescara ha giudicato il ricorso presentato dalla società Pescara Porto, “in parte inammissibile e in parte infondato” e ha condannato il ricorrente al pagamento di 4 mila euro in favore dell’amministrazione comunale. 

“Il progetto, di notevolissime dimensioni, pertanto, si pone in netto contrasto con le linee di riqualificazione di quelle aree già tracciate dall’Ente pianificatore – è scritto ancora nella sentenza del Tar – e lo scopo della disciplina di favore in questione, come ampiamente illustrato, non è quella di far prevalere in ogni caso il progetto di recupero edilizio proposto dal privato su quello urbanistico delineato dall’Amministrazione”. 

La società Pescara Porto risulta intestata a due società minori: Viana, di cui sono azionisti i costruttori Andrea e Luca Mammarella, ed Uropa, di cui sono soci Ugo, Roberto e Paola Milia, figli di Giuliano Milia, storico legale di fiducia del presidente della giunta regionale Luciano D’Alfonso.

Sul caso Pescara Porto è in corso un’indagine della Procura di Pescara, per abuso d’ufficio e falso, che vede indagati lo stesso D’Alfonso, l’avvocato Giuliano Milia, il dirigente del Comune di Pescara, Guido Dezio, l’ex consigliere regionale del Pd Claudio Ruffini, ex segretario particolare del presidente, e Vittorio Di Biase, dirigente del servizio Genio civile della Regione.