PESCARA – I protagonisti di quella violenta aggressione di gruppo ai danni di una coppia di fidanzatini minorenni, avvenuta la notte del 21 ottobre dello scorso anno nella centralissima via Carducci, hanno scelto tre strade diverse per definire le loro posizioni.
Come precisato dal quotidiano Il Centro, l’unica ragazza del gruppo, Megan Giannini, ha scelto il patteggiamento che verrà definito dal gup Antonella Di Carlo il prossimo 18 aprile: nella stessa udienza il giudice deciderà anche sul rito abbreviato chiesto da Francesco Tiberi, mentre il terzo (c’è anche un quarto che partecipò all’aggressione, del quale però si è occupato il tribunale per i minorenni), Filippo D’Aulisia, considerato il capo branco dall’accusa, verrà giudicato dal collegio il 21 marzo.
Tre imputati, dunque, e tre scelte diverse, attentamente valutate dai rispettivi difensori. Un fatto che creò allarme nell’opinione pubblica proprio per le modalità con cui venne consumata quell’aggressione, e per l’assoluta mancanza di un qualsiasi motivo che giustificasse una tale violenza di gruppo da parte di tre ragazzi appena diciottenni, nei confronti di una coppietta di minorenni che era seduta su una panchina sotto il porticato di via Carducci.
Un’aggressione che venne considerata gravissima dal gip che firmò, il 15 novembre 2018, le misure cautelari (a suo tempo D’Aulisia finì in carcere e gli altri due ai domiciliari) e che poi, peraltro, rigettò la revoca della misura più grave per D’Aulisia. Ma anche per la ragazza, Megan Giannini, ricorda Il Centro, lo stesso gip rigettò la revoca della misura, accogliendo anche il parere negativo espresso dal pm Anna Benigni (che poi scelse il giudizio immediato per tutti e tre gli indagati), ritenendo ancora sussistenti, “con la medesima originaria intensità, le esigenze cautelari”.
Il legale della ragazza fece allora ricorso al tribunale del riesame che discusse la questione il 28 gennaio scorso, rigettando le richieste difensive. Una sentenza depositata solo due giorni fa e che è piuttosto pesante nei confronti della Giannini. Il collegio aquilano osserva “che il fatto, inteso come azione, è estremamente grave, in quanto si è trattato di un’aggressione da parte di quattro persone nei confronti di due, spinte a terra e malmenate dal branco con calci e pugni. La violenza della Giannini – proseguono i giudici del riesame – ha assunto connotati belluini, ove si consideri che la stessa si è messa sopra la vittima, già sdraiata a terra, per consentire al complice di colpirla a calci sul corpo”.
Il collegio si sofferma anche sul “percorso di maturazione dell’indagata” evidenziato dalla difesa, e sulla manifestazione dell’intento di cambiare atteggiamento di vita che però, secondo i giudici, “non offre sufficienti garanzie” sul fatto che “medesime condotte delittuose, foriere di pericolo grave per l’incolumità altrui, non saranno ripetute”. E poi, per il collegio aquilano, “l’ammissione dell’addebito in interrogatorio di garanzia è stato, di fatto, un riconoscere quanto non si poteva negare, considerato che le fasi salienti dell’aggressione sono state videoregistrate da una telecamera di sorveglianza”.
Riprese acquisite dal magistrato e dalla polizia che parlano chiaro, corroborate poi dalle concordi dichiarazioni delle parti offese che vennero apostrofate in malo modo da D’Aulisia, che insultò gratuitamente la ragazza. E quando la giovanissima vittima rispose, D’Aulisia, prima di tirarle uno schiaffone, le disse: “Non sai chi sono io, io mi chiamo Filippo D’Aulisia e tu non mi puoi fare nulla”. Poi arrivò la reazione del fidanzatino e lì si scatenò la furia del branco.






