“Sappiamo che il cantiere fa capo a un’impresa privata che ha acquistato l’ex cementificio, e che da qualche mese ha inaugurato l’intervento di demolizione dell’ex industria, destinata a essere riconvertita con finalità di Hub Turistico. Abbiamo ancora impresse nella mente le immagini del primo e del secondo colpo di benna, a mesi di distanza, con la presenza del Presidente di Regione Marsilio e del sindaco di Pescara Masci, con tanto di elmetti sulle teste, sopra la gru a schiacciare bottoni come un gioco Lego per adulti, ricordiamo i sorrisi, le pacche sulle spalle, la sicumera dell’essere i più bravi. Peccato che ieri non c’era più la sicumera, non c’erano i sorrisi, non c’erano neanche i fotografi ufficiali delle grandi occasioni, e non c’erano le Istituzioni onnipresenti per i brindisi inaugurali”, spiega in una nota.
“C’erano però i cittadini attaccati alle finestre cercando di capire cosa stavano respirando a pieni polmoni, cosa stava penetrando nelle loro case, e quali ne sarebbero state le conseguenze sotto il profilo ambientale e sanitario. Soprattutto si chiedevano dov’era la vigilanza di quel cantiere, dov’erano le Autorità preposte a garantire la tutela della salute pubblica Porterò il tema all’attenzione della Commissione di Vigilanza della Regione Abruzzo, chiedendo la convocazione contestuale dei responsabili del cantiere, compreso direttore dei lavori e responsabile della sicurezza, delle Autorità sanitarie regionali e cittadine, dei vertici dell’ARPA di Pescara e degli Enti preposti a garantire la sicurezza sui luoghi di lavoro”
Questi i quesiti formulati da Di Marco “Partendo dalla consapevolezza che sull’ex cementificio è in atto un cantiere privato, ampiamente promosso però dall’orgoglio di tutte le Istituzioni pubbliche che non hanno disdegnato sopralluoghi e presenze ufficiali a ogni aperitivo, rivendicando la paternità di quell’opera, cosa è successo nel pomeriggio del 21 aprile sul cantiere? Qual è con esattezza la natura della nube bianca che è fuoriuscita a pressione dal primo silos demolito e perché non sono state adottate misure strutturali utili a contenere la dispersione della nube nell’aria invadendo tutto il quartiere di Villa del Fuoco, a partire da via Raiale? A fronte di quella fuoriuscita incontrollata, sono state avvisate le Autorità sanitarie, a partire dalla Asl e dall’ARPA per l’esecuzione urgente e tempestiva dei campionamenti dell’aria per scongiurare fenomeni di inquinamento ambientale e quindi danni a carico della popolazione? Sapendo che ieri si sarebbe proceduto con la demolizione del primo silos, chi si è assunto la responsabilità di non chiedere e predisporre la chiusura al traffico di via Raiale e anche dell’asse attrezzato, entrambi invasi dalla nube, creando non solo rischi sanitario-ambientali, ma anche alla circolazione stradale per la ridotta visibilità? A fronte di quelle immagini rimbalzate sui social e divenute ormai virali, le Istituzioni cittadine, a partire dal sindaco che, ricordo, è il primo responsabile della salute della popolazione, ha provveduto a chiedere spiegazioni all’impresa impegnata sul cantiere e al responsabile della sicurezza, oltre che a inoltrare una formale segnalazione alle Autorità competenti di garantire il rispetto delle leggi e della giustizia? Cosa prevede il Piano della Sicurezza evidentemente, supponiamo, depositato in Comune con il progetto di demo-ricostruzione (e fondamentale per il rilascio delle licenze edilizie), in riferimento alla demolizione dei silos, ex depositi del cemento prodotto dall’azienda? Come mai quel silos era ancora pieno di quel materiale fuoriuscito? Erano state effettuate delle verifiche e ricognizioni preliminari? In caso affermativo, perché non si è studiato un modo alternativo per svuotare il silos prima della sua demolizione a colpi di benna? 8. Esistono delle relazioni progettuali che attestino le condizioni attuali degli altri silos, ovvero cosa contengono, con delle prescrizioni precise circa il loro abbattimento? Prima di autorizzare la realizzazione del progetto Hub Turistico, è stata indetta e chiusa la conferenza dei servizi con l’acquisizione di tutti i pareri istituzionali? A tal proposito chiederemo di vedere in Commissione i verbali della conferenza dei servizi con le eventuali prescrizioni circa il cantiere, con la consapevolezza che quell’area ha ospitato un cementificio e non un vivaio di betulle e orchidee.
“Questa situazione è grave. Gravissima. Non si tratta di allarmismo: si tratta di pretendere ciò che dovrebbe essere normale in una città civile, ovvero trasparenza, controlli e responsabilità.Siamo davanti a un paradosso intollerabile: all’inizio della bonifica il Sindaco aveva diffuso video, annunci e dichiarazioni trionfalistiche, quasi a voler intestarsi l’operazione come un successo politico e mediatico. Oggi, però, mentre i cittadini riprendono polveri sospette nell’aria, il Comune tace. È finita la stagione dei video e della propaganda? Perché quando c’è da metterci la faccia con i cittadini, improvvisamente nessuno parla? Si continua a ripetere che l’area è privata. Bene. Ma questo non cancella un fatto elementare: la salute pubblica non è privata”.
“Se davvero l’amministrazione comunale ritiene questa bonifica “strategica per l’immagine della città”, allora deve dimostrarlo con i fatti: non con slogan, ma con controlli rigorosi e comunicazioni immediate. Per questo si chiede con urgenza: la verifica immediata della natura delle polveri disperse e la loro possibile pericolosità; la pubblicazione di eventuali analisi e monitoraggi effettuati da ARTA e dagli enti competenti; un presidio costante e non episodico durante le fasi più delicate dello smantellamento; un’informazione pubblica trasparente, chiara e accessibile ai cittadini. La bonifica dell’ex cementificio non può diventare l’ennesima operazione gestita a colpi di annunci, mentre sul territorio si registrano episodi che meritano spiegazioni immediate”, conclude la nota.




