PESCARA – Riportare all’antico lustro il campo sportivo ‘Renato Curi’, meglio conosciuto come Rampigna, un vero e proprio pezzo di storia dello sport pescarese, poiché è lì che la mitica ‘’Strapaesana’’ ha conquistato la prima promozione in serie B ed è rimasto teatro degli incontri del Pescara fino all’apertura dello stadio Adriatico.
Oppure fermare i lavori già appaltati e finanziati, in quanto sotto quel terreno potrebbero esserci niente di meno che i resti altrettanto gloriosi, della necropoli romana di Ostia Aterni, l’antica Pescara, con l’obiettivo di realizzare piuttosto “un grande parco archeologico, restituendo alla cittadinanza quell’affaccio verde sul fiume perduto da tempo”, come ricorda ad Abruzzoweb una lettera del cittadino Edoardo Di Paolo.
E’ una vicenda, quella del campo Rampigna, tra via Caduta del Forte e via Spalti del Re a Pescara, in cui si stanno scontrando due opposte visioni della valorizzazione, e del futuro della città.
Il progetto parte da lontano, con l’amministrazione del centrosinistra di Marco Alessandrini, volto a riqualificare un’area sportiva fatiscente e chiusa al pubblico, invasa dalle erbacce e con la tribuna del 1947 corrosa dalla ruggine. Progetto ora arrivato, con l’amministrazione del centrodestra di Carlo Masci, di Forza Italia, ad un passo dalla realizzazione, visto che i lavori partiranno a marzo, per un importo di circa 800 mila euro, e prevedono il rifacimento completo del campo in erba sintetica, la riqualificazione degli spalti e degli spogliatoi, restituendo al complesso la sua dignità estetica e funzionale.
Molti cittadini e associazioni chiedono però di fermare i lavori, almeno fino a che non saranno effettuate indagini archeologiche, sulla base di quanto emerso nell’importante convegno del maggio 2018, “Riscoprire la città scomparsa”, durante il quale alcuni tra i maggiori esperti hanno sostenuto che fortissima è la probabilità che in quell’area ci sia un cimitero di duemila anni fa, che potrebbe restituire chissà quali tesori, come farebbero supporre i ritrovamenti di lapidi funerarie nel periodo prebellico e nel XIX secolo. Come pure potrebbe tornare alla luce, la più antica chiesa di Pescara, la cui esistenza è documentatada più fonti, e l’unico residuo della originaria cinta fortificata di Ostia Aterni. Come pure un tratto dell’antica via Flaminia.
Nell’incontro del 13 febbraio in Comune, però, il forzista Luigi Albore Mascia, assessore ai Lavori Pubblici, e la leghista Patrizia Martelli, assessore alo Sport, hanno detto chiaro e tondo al presidenti cittadini di Italia Nostra Massimo Palladini, e dell’Archeoclub, Giulio De Collibus, che “oramai è tardi, i cantieri stanno partendo, e non si può tornare indietro”.
Eppure, hanno protestato i presidenti delle due associazioni, nel 2018, in sede di approvazione del progetto di riqualificazione del campo, il consiglio comunale di Pescara, ha approvato un ordine del giorno a firma dell’attuale capogruppo della Lega, Vincenzo D’Incecco, che invitava l’amministrazione a valutare la possibilità di fare delle indagini archeologiche preventive sul campo Rampigna, prima del rifacimento del manto erboso. Odg seppellito anch’esso come un inutile reperto archeologico.
Il caso è finito anche al ministero per i Beni e le attività culturali e il turismo: la senatrice Margherita Corrado del Movimento 5 Stelle, membro della commissione Cultura, ha posto la questione alla direzione Generale Archeologia, belle arti e paesaggio (Abap).
La senatrice Corrado ha chiesto l’accesso civico alla documentazione relativa al nulla osta, se ce n’è uno, “o a qualsiasi altra pronuncia della Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio dell’Abruzzo sul progetto comunale di riqualificazione del quale si vocifera e che pare ammonti ad 800mila euro”.
La vicenda divide anche l’opinione pubblica. E se da una parte l’amministrazione comunale diffonde i rendering futuribili dell’impianto sportivo che verrà, che mietono like sui social, il cittadino Edoardo Di Paolo “sospeso tra l’Italia e i Paesi Bassi, ove lavoro nel campo del diritto internazionale”, in una lettera aperta sostiene che “la cittadinanza appare decisamente meno convinta circa l’opportunità di riaprire il campo. “In un sondaggio lanciato dalla pagina facebook Pescara Segreta, circa 400 cittadini, incluso l’assessore Albore Mascia, hanno espresso la loro opinione sul futuro del Rampigna.
E ancora, ricorda Di Paolo: “il 95% ha proposto di scavare la necropoli, mentre solo il 5% ha optato per la riapertura immediata del campo sportivo. Lo stesso trend è evidenziato da un altro sondaggio condotto da Pescara news, ove la riscoperta della necropoli è stata preferita dall’87% dei votanti”.
“Nutro grande rispetto per i ricordi di molti concittadini legati al campo Rampigna – prosegue nella lettera aperta il cittadino – ed alle imprese sportive della ‘Strapaesana’. Ciononostante, credo che la riscoperta della necropoli di Ostia Aterni sia una battaglia di civiltà ed un atto d’amore verso la nostra Pescara: una città la cui storia è stata troppe volte umiliata e obliterata a vantaggio di un’idea di progresso retrograda e provinciale. Guardiamo i fatti: senza contare il Rampigna, il Comune di Pescara dispone di ben 6 campi da calcio all’aperto, 2 campi polivalenti e 4 palazzetti indoor idonei al gioco del calcio”.
Al contrario, “Pescara ha sistematicamente trascurato tutte le testimonianze del proprio passato emerse nel corso degli anni. Pensiamo al mosaico romano della Golena Sud, alle mura bizantine preservatesi sotto piazza Unione, che ben due riqualificazioni della piazza hanno omesso di valorizzare), alle condizioni indecorose delle colonne di Santa Gerusalemme, raro esempio di tempio romano a pianta circolare successivamente trasformato in sinagoga e infine chiesa, e dei piloni del ponte romano. Per non parlare dell’assenza di un museo di storia cittadina o quantomeno di cartelli in grado di ricordare a cittadini e visitatori la presenza di musei e monumenti in città”.
La richiesta dunque che viene ribadita è quella di “indagare in modo esaustivo la necropoli sottostante, verificando inoltre la possibile presenza di un tratto della via Flaminia, la strada costiera realizzata al tempo dell’antica Roma. Realizzare presso il Rampigna un grande parco archeologico in grado di abbracciare la necropoli, i resti del ponte romano, il tratto di muro della fortezza preservatosi dietro una palazzina abbandonata di via Forca di Penne; in futuro, tale parco potrebbe essere esteso fino a inglobare la chiesa della Madonna del Carmelo, ex cappella della fortezza ora inglobata nella questura”.
“Pescara ha bisogno di evolversi, di uscire dalla crisi economica e di identità che la attanaglia. E questo processo non può prescindere dalla riscoperta del suo passato. Perchè, senza esso, non c’è futuro”, conclude Edoardo Di Paolo.






