PESCARA – È sfumato, ma solo per il momento, il piano per far cadere anzitempo il sindaco di Pescara Luigi Albore Mascia. 21 sono le firme dei consiglieri comunali che lo sfiduciano, ma quelle dei consiglieri che si sono recati dal notaio per ufficializzare e dare valore legale alla sfiducia politica non raggiungono ancora questo numero.
Ci sono ancora cinque giorni di tempo per compiere l’operazione e dunque tutto è ancora in ballo. Tra i consiglieri che non hanno ancora firmato c’è Maurizio Acerbo, di Rifondazione comunista.
Il consigliere Acerbo ha spiegato che non sarebbe andato dal notaio prima di aver colto un risultato per cui aveva lavorato per anni. Si tratta di una delibera urbanistica: “Se nella precedente legislatura – spiega il consigliere di Rifondazione comunista – ottenemmo di poter tutelare le poche aree verdi rimaste in città dall’edificazione selvaggia, con quest’altra variante da me proposta andiamo a vincolare gli edifici di pregio e storici”.
“Mi sembra un risultato importante per la città – ha continuato Acerbo – che sarebbe stato un peccato non ottenere al foto finish dopo anni di pressioni e battaglie, soltanto per scaramucce tra maggioranza e opposizione, anzi tra ex maggioranza, perché la maggioranza non c’è più”.
Riguardo al fatto che per approvare questa delibera urbanistica si è preso proprio il tempo necessario per far fallire il piano di sfiducia a Mascia, Acerbo ha controbattuto: “Noi mettiamo al centro i contenuti, ci interessava far approvare questa delibera quindi mi sembra a assurdo far cadere il giorno prima il Consiglio comunale. Io sono sempre a favore di una sfiducia nei confronti del sindaco, ma l’interesse dei cittadini va al primo posto”.
“Questi improvvisi scatti in avanti non li capisco – ha concluso Acerbo – proprio mentre era in discussione un provvedimento su cui una parte dell’opposizione ha lavorato per anni”.
Impossibile, comunque, non leggere nella vicenda un’eco della campagna elettorale che, almeno per il momento, non sembra vedere sulle stesse posizione Rifondazione di Acerbo e il Pd di Luciano D’Alfonso, che i bene informati indicano come l’orchestratore di tutta l’iniziativa.
Che la posizione di Acerbo sia stata decisiva in tutta la faccenda lo si capisce anche dal primo commento a caldo del sindaco Luigi Albore Mascia, che ha ringraziato pubblicamente proprio il consigliere di Rifondazione, “capace di sfilarsi da certe posizioni della sua coalizione”.
Per l’assessore comunale all’Urbanistica Marcello Antonelli, che aveva firmato la stessa delibera portata avanti da Acerbo, “si è consumata la sconfitta dei traditori, di chi non rispetta il voto popolare. Sono andate avanti le persone serie e con senso di lealtà”.
Per Giuseppe Bruno, uno dei consiglieri dimissionari, “resta che la maggioranza non c’è più, questo è un fatto testimoniato in consiglio comunale con le varie delibere che prendono sempre 21 voti contrari. C’è ancora tempo per riflettere sul da farsi”.
“Sotto il piano politico, dunque, la sfiducia rimane – conclude il consigliere – e questo resta il dato più importante”. (ar.ia.)




