PESCARA – “Quando l’ultima fiamma sarà spenta, l’ultimo pesce sarà pescato e l’ultimo fiume avvelenato, solo allora capiremo che non potrete mangiare il denaro”.
Questa una delle tante perle regalate da Dante Capaldi in occasione della presentazione a Pescara del suo nuovo libro (badate bene, nuovo, non ultimo) La storia delle radio e delle televisioni a L’Aquila e… Dintorni”.
Dinanzi a un pubblico che possiamo definire numeroso per la presentazione di un libro, dato che in Italia molti parlano di titoli di libri che non hanno mai letto perché fa tanto chic, Capaldi ha catturato l’attenzione di tutti con il suo parlare semplice ma colto, lineare ma complesso nei significati e nei significanti.
Lo hanno onorato delle loro presenze l’assessore alla cultura del Comune di Pescara Elena Seller, che ha ricordato i suoi inizi a Radio 7Giorni7 proprio curando una rubrica culturale, e ha avuto di stima per l’autore e per il suo libro che colma una grossa lacuna nella storiografia regionale; il presidente Antonio Di Loreto, aquilano, dell’Alcua, Associazione che è impegnata in gare di solidarietà e che nel passato è stato conduttore radiofonico, come ha voluto ricordare, agli inizi degli anni Settanta; i suoi dinamici collaboratori dell’Alcua Amedeo Polidoro, Giovanni Lufino, Mario Massarotti; l’editore Berardino Marinacci di Biemme L’Aquila, che ha curato il libro.
Una nota in particolare per il presentatore Matteo Vespasiani, voce romana dell’Olimpico della Capitale.
La serata è stata arricchita dalle relazioni di Angelo De Nicola, Marcello Martelli, Andrea Fusco, giornalista di spicco nella redazione sportiva di Rai 1 che, nelle vesti di moderatore ha dato vita a ”siparietti” divertenti prendendo simpaticamente di mira l’onorevole Pierluigi Mantini, il presidente del Consiglio regionale Nazario Pagano, il giornalista Gianni Lussoso per il suo “datato” libro Il chi è della stampa abruzzese.
La serata è stata arricchita da due filmati realizzati da Giammarco Menga e dal padre Renzo.
Una serata che farà dire agli “assenti”, peccato non esserci stato.






