PESCARA – “Assolto perché il fatto non sussiste: è la sentenza con cui, dopo tre anni, si è chiuso il processo a mio carico per la vicenda inerente alla visita nel Comando della Polizia municipale di Pescara, processo determinato dalla denuncia dell’allora comandante. Il ringraziamento va ovviamente al mio avvocato difensore, Fabrizio Rulli, e ai tanti amici che hanno sempre creduto nella legittimità del mio operato, nella mia buona fede, e che accanto a me hanno seguito tutta la vicenda”.

Lo ha detto il presidente della Commissione sicurezza e mobilità, il consigliere del Comune di Pescara Armando Foschi, che oggi ha ufficializzato in aula la propria assoluzione nel processo a suo carico scaturito dal video che girò nel luglio 2019 all’interno del comando della polizia locale, denunciando il fatto che fosse deserto e che poi postò sui social parlando di “episodio gravissimo”. Un video che gli valse l’accusa di procurato allarme. In apertura della seduta del Consiglio comunale di oggi, il consigliere ha chiesto la parola per fatto personale e ha affrontato l’argomento.

“Tre anni fa sono stato raggiunto da un avviso di garanzie e nelle settimane successive apprendevo dalla stampa di essere stato rinviato a giudizio, provvedimento adottato a seguito di una informativa inviata alla Procura della Repubblica dall’allora Comandante della Polizia municipale. L’informativa dell’ex Comandante si riferiva a una mia segnalazione relativa a una anomalia/disfunzione rilevata durante una mia visita, molto casuale, presso i locali del Comando”, ha ricordato in aula il presidente Foschi.

“Giovedì 18 ottobre l’epilogo finale del processo con la sentenza: assoluzione perché il fatto non sussiste. Quattro considerazioni: dal primo momento ho dichiarato di avere fiducia nel lavoro della magistratura; è stata un’esperienza nuova per me, ma mai ho abbassato lo sguardo, ho sempre girato a testa alta; ringrazio i colleghi della maggioranza e i tanti amici che mi hanno espresso sempre solidarietà; non ho mai portato rancore, non lo porto, mai lo porterò”.