PESCARA – Una commissione d’inchiesta che “accerti le reali responsabilità che hanno portato alla drammatica situazione che sta attraversando il porto di Pescara”, è stata chiesta dal presidente della Regione. Gianni Chiodi, nel corso della riunione convocata dal commissario del Porto di Pescara.
“C’è qualcosa in questa vicenda che non quadra – ha detto il presidente – e certo il Porto di Pescara non è un problema di carattere politico”. La commissione d’inchiesta dovrebbe “verificare e analizzare tutti i comportamenti dei soggetti, pubblici e privati, che sono entrati nella vicenda”. Sul Porto di Pescara, “gravano – ha aggiunto il presidente della Regione – tre ordini di problemi: il primo legato agli errori progettuali iniziali di un porto costruito male; il secondo legato alle analisi che finora si sono succedute dei fanghi dragati; il terzo legato ai finanziamenti”.
Prima della costituzione di una eventuale Commissione d’inchiesta, i parlamentari abruzzesi depositeranno in Parlamento un’interrogazione rivolta al Governo che ripercorre la vicenda del porto e chiede immediati interventi. In questo senso, il Commissario ha annunciato, incassando la solidarietà del presidente della Regione, le sue dimissioni nel caso entro due settimane “non arrivino risposte e soluzioni dal governo”.
Il presidente della Regione ha poi rivolto un appello a tutti i soggetti istituzionali e politici regionali e nazionali “perché, abbandonando logiche di appartenenze, si facciano portatori dell’interesse a conoscere cosa c’è nel porto di Pescara e se ci sono le risorse finanziarie”. Nel frattempo, il presidente della Regione Veneto, ha rivelato il presidente della Regione, ha respinto la possibilità di depositare a pagamento in proprie aree di raccolta i fanghi dragati dal porto di Pescara.





