PESCARA – La Corte di cassazione ha annullato la sentenza di assoluzione emessa dalla Corte d’Appello dell’Aquila, confermando così la condanna pronunciata in primo grado dal Tribunale di Pescara, per sei persone ritenute responsabili, a vario titolo, di abuso d’ufficio e edilizio, nell’ambito dell’inchiesta relativa alla demolizione, nel 2003, di un villino in muratura degli anni ’20, nell’area protetta della Pineta dannunziana a Pescara, per fare posto alla realizzazione di una palazzina in cemento.
Lo hanno reso noto, in una conferenza stampa, il presidente dell’associazione Ville e palazzi dannunziani, Anita Boccuccia, che ha dato vita alla battaglia legale, il presidente del Comitato Abruzzese del Paesaggio, Andrea Iezzi, quello dell’associazione Italia Nostra, Domenico Valente, e il consigliere comunale Maurizio Acerbo (Prc).
Nei confronti dei sei, funzionari comunali, progettisti, responsabile dell’impresa edile e proprietario dell’edificio, essendo il reato estinto per prescrizione, verrà eseguita soltanto la condanna civile, che prevede il risarcimento delle spese legali e dei danni alle parti civili.
“Il governo del territorio – si legge nella sentenza – è materia di legislazione concorrente e la legge detta i principi fondamentali, delimitando il concetto di ristrutturazione secondo la dizione che deve essere uguale sul territorio nazionale, sicché non può concludersi che la disposizione nazionale abbia invaso i campi di competenza propria dell’autonomia locale”.
Ricostrudendo la vicenda iniziata nel 2003, Boccuccia ha affermato che “lo straordinario risultato ottenuto spiana ora la strada anche al secondo processo relativo allo stesso cantiere, la cui udienza è fissata per il 22 novembre e che vede coinvolti gli stessi soggetti”.
“Speriamo che la lunghissima battaglia serva a cambiare qualcosa nella cittadinanza – ha commentato Iezzi – perché questa è una vittoria di tutta la città, contribuendo a determinare un nuovo corso dal punto di vista della gestione del territorio”.






