PESCARA – Sì alla sospensiva e niente voto ad agosto, occorrerà attendere il giudizio di merito del 18 dicembre, per stabilire una eventuale data di ritorno alle urne: questo è stato nell’udienza di questa mattina a Palazzo Spada, davanti alla quinta sezione del Consiglio di Stato, chiamata a pronunciarsi sull’istanza di sospensione della sentenza del Tar che ha parzialmente annullato l’esito delle elezioni comunali dell’8 e 9 giugno 2024 delle comunali di Pescara.

Al Comune viene restituita la piena operatività.

Esce quindi dall’ordinaria amministrazione stabilita il 24 giugno e riprende pieni poteri.

Nel 2024, vinse per un secondo mandato il sindaco di Forza Italia Carlo Masci di Forza Italia, al primo turno, con 31.535 voti pari al 50,95%, con il candidato del centrosinistra Carlo Costantini al 34,2%  (21 192 voti), il civico ex M5s Domenico Pettinari, al 13% (8.096 voti), e Gianluca Fusilli  all’1,73% (1.070 voti).

Il Tar ha però annullato l’esito della tornata elettorale del 2024 in 27 delle 170 sezioni cittadine, per gravi criticità e irregolarità, ed ora 16mila cittadini potrebbero essere richiamati alle urne, in queste 27 sezioni, già il 24 e il 25 agosto, con la possibilità vada sotto il 50% e dunque si dovrà poi fare il ballottaggio il 7 e 8 settembre.

Contro la sentenza del Tar hanno però presentato ricorso la giunta di centrodestra, che ne contesta la legittimità, ma non chiede la sospensiva, Carlo Costantini e il centrosinistra, che chiedono che il voto si ripeta in tutte le sezioni, i consiglieri di centrodestra eletti, che chiedono di sospendere immediatamente gli effetti della sentenza del Tar.

Tutti concordavano sul “periculum in mora”, ovvero sul rischio di un danno imminente e irreparabile nel caso si dovesse tornare ad agosto al voto in sole 27 sezioni su 170, prima di un pronunciamento definitivo, di merito, sulla sentenza del Tar, già fissato per il 18 dicembre.

Se il Consiglio di Stato  ha dunque accolto le richieste di sospensiva, e non si andrà a votare il 24 e 25 agosto, come stabilito dal Tar, la data eventuale del ritorno alle urne si avrà solo dopo il 18 dicembre, con data più probabile a marzo 2026. Sempre se l’udienza di merito confermerà la sentenza sulle gravi irregolarità del Tar. In questo secondo caso non ci sarà nessuna ripetizione del voto.

Il Consiglio di Stato potrebbe anche annullare l’intera tornata elettorale, e  in tutte le 170 sezioni si tornerebbe al voto a giugno 2026.

“Possiamo riprendere pienamente la nostra attività, anche se in queste settimane, nel periodo dell’anno in cui la città è più viva, non ci siamo mai fermati. Pescara non può permettersi di rallentare, per cui leggo con estremo favore il passaggio di oggi al Consiglio di Stato e attendiamo fiduciosi il pronunciamento di dicembre sul merito dei ricorsi”, dichiara il sindaco Masci.

“Al di là del discorso giudiziario – prosegue Masci in una nota – ho detto sin dal 25 giugno che sarei stato pronto al ritorno alle urne, e avevo chiesto al candidato sindaco della sinistra-cinquestelle di aderire a questa proposta ritirando la richiesta di sospensiva, ma il mio appello è rimasto inascoltato. Ritengo, infatti, che l’esito delle elezioni del 2024 sia stato chiarissimo, peraltro confermato dal riconteggio, e sono certo che il 24 e il 25 agosto sarebbe arrivata dai cittadini una risposta altrettanto chiara e netta dagli elettori a favore del centrodestra, mettendo fine alla campagna denigratoria portata avanti nell’ultimo mese nei miei confronti dalla sinistra-cinquestelle”.

“Ora – conclude Masci – la questione sarà riesaminata dal Consiglio di Stato e abbiamo piena fiducia sull’esito di questa vicenda”.

SOSPIRI: “RIPRISTINATA PIENA FUNZIONALITA’ AMMINISTRAZIONE, GRANDE SENSO RESPONSABILITA'”

In una nota, il presidente del Consiglio regionale, Lorenzo Sospiri, di Forza Italia, commenta: “La sospensiva integrale della sentenza del Tar Abruzzo, preannunciata oggi dal Consiglio di Stato, rappresenta un atto importante che consente al Comune di Pescara di tornare a operare nella piena titolarità delle sue funzioni. Una decisione che accoglie le istanze presentate dagli amministratori e restituisce piena operatività agli organi democraticamente eletti”.

“Il provvedimento del Consiglio di Stato ristabilisce condizioni di normalità istituzionale e operativa – aggiunge Sospiri – in un passaggio delicato per la città. Apprezziamo, inoltre, il senso di responsabilità dimostrato dal sindaco e dalla Giunta, che pur contrari nel merito alla sentenza del Tar, hanno scelto di non opporsi alla sospensiva, nell’interesse generale della collettività”.

“Con questa decisione – conclude il presidente Sospiri – si rafforza la nostra fiducia in una pronuncia definitiva che confermi la piena legittimità dell’operato dell’Amministrazione comunale”.

D’ALFONSO: “SI DECIDE A DICEMBRE, NO A FAR WEST AMMINISTRATIVO”

“Pescara non tornerà a votare con il costume da bagno, l’ombrellone sotto il braccio e la sabbia nelle ciabatte. Lo ha deciso il Consiglio di Stato accogliendo i ricorsi alla sentenza del Tar depositati prima dalla coalizione di centrosinistra e poi da quella di centrodestra. Ma il clima odierno di esultanza del sindaco in carica Carlo Masci e della sua maggioranza, che brindano al pericolo (per ora) scampato, non distolga lo sguardo politico e amministrativo dalla gravità di quanto accaduto un anno fa”.

Lo scrive in una nota il deputato Pd Luciano D’Alfonso, che sottolinea: “resta l’ombra sulle elezioni amministrative, restano le buste sigillate e strappate, lacerate, restano le schede scomparse e riapparse, resta una sentenza scritta dai giudici del Tar che ha messo nero su bianco i propri dubbi di legittimità. Resta il coinvolgimento della Magistratura penale che dovrà fare piena luce, assicurando approfondimento investigativo e rapidità decisionale, su quella che oggi si palesa come un’offesa alla nostra democrazia”.

“Il rinvio della decisione sotto l’Albero di Natale – aggiunge D’Alfonso – è un elegante invito a moderare i toni e a mantenere un basso profilo rivolto dalla Magistratura amministrativa a chi oggi ha il compito pro-tempore di governare la città. Leggo che la prima reazione del sindaco Masci non riguarda la legittimità o meno della propria elezione, che in realtà dovrebbe quanto meno suscitare la sua preoccupazione, perché per almeno altri cinque mesi, dovrà convivere con gli sguardi dubbiosi e interroganti dei pescaresi che incontrerà per strada, al supermercato, in piazza. Sguardi dubbiosi di chi non lo ha votato, ma anche di chi ha messo la croce sul suo nome”.

“Eppure oggi la prima esternazione del primo cittadino ha riguardato l’aver riacquistato una presunta piena operatività di azione -osserva – Ovvero, la decisione del Consiglio di Stato che si è opportunamente preso del tempo per rileggere le carte e scrivere la propria sentenza, è risuonata per il centrodestra come un ‘tana libera tutti, possiamo continuare a fare quello che vogliamo’. Un clima amministrativo che pure abbiamo avvertito negli ultimi giorni, con gli uffici indaffarati e messi sotto pressione dal sindaco stesso, dalla giunta e da solerti consiglieri delegati al territorio, a preparare carte su temi di straordinaria rilevanza amministrativa, ben lontani da quella ‘ordinaria amministrazione’ disposta dal Tar. Quasi un presagio su quanto avrebbe deciso il Consiglio di Stato, che dunque ha suggerito di ‘tenere le carte pronte'”.

“Ma quel presagio in realtà è fuorviante e soprattutto potrebbe indurre a un pericoloso far west amministrativo che in questo momento non ha ragion d’essere: la presunta riacquisita piena operatività non deve far distogliere lo sguardo dall’obiettivo finale, non deve confondere gli animi, né spingere le carte su corridoi di pensiero che meritano riflessione e riletture. L’autentica legittimazione del voto amministrativo del 2024 dipende oggi unicamente dal pronunciamento del 18 dicembre prossimo. Fino ad allora tutte le cosiddette ‘decisioni’ strategiche che riguarderanno Pescara, e inevitabilmente la nuova città del 2027, andranno ponderate, riflettute e intelligentemente condivise, in una sorta di co-gestione politica del territorio, l’unica misura che oggi gode dell’aggettivazione di piena legittimità e della condizione di opportunità”.

“Lo pretende il principio di democrazia, lo pretende soprattutto la città che rischia ancora oggi di vedere calpestato il proprio diritto di espressione di un anno fa”, conclude D’Alfonso.