PESCARA – “Sconti del 50 per cento per cessione attività”.

L’ennesimo, disarmante cartello avvisa che l’economia pescarese non va affatto bene, ma soprattutto un’altra storica e importante attività della città lentamente scivola verso un amaro epilogo.

Dopo il caso della gelateria Camplone, tocca alla famosissima libreria Filograsso, proprio davanti all’università ‘D’Annunzio’, sentire in profondità i morsi della depressione economica.

Quanti studenti, pescaresi e non, hanno imparato quello che sanno dai libri di questa grande e fornitissima libreria, rimasta impressa nel cuore di molti sin dalla sua apertura avvenuta proprio per un grande amore verso i libri quasi 60 anni fa!

Fu proprio Gabriele Filograsso, venuto a mancare solo 2 anni fa, ad aprirla e a farsi aiutare nella gestione dell’attività dalla sua amata moglie Sara.

Si tratta di una libreria gestita con sentimento da una coppia che neanche la morte è riuscita a separare. Ancora oggi, la signora Sara con grande commozione nel ricordare ad AbruzzoWeb suo marito e ‘collega’, vuole essere chiamata Sara Filograsso. “Con il cognome di mio marito”, specifica.

L’attività, però, ormai viene portata avanti a fatica. Si respira una tristezza particolare, sembra quasi di essere di fronte a un lento ‘tic tac’ di un orologio che scandisce i secondi che separano dalla chiusura definitiva.

Non c’è solo la motivazione della poca voglia di leggere alla base della crisi, ma anche il modo di organizzare i programmi per gli esami universitari che, cambiati e aggiornati, fanno sì che di libri se ne debbano acquistare sempre meno, “perché si fa quasi tutto con le dispense”. E le spese di gestione aumentano ogni giorno.

Così la signora Filograsso è costretta a svendere i testi prima di chiudere un’attività che ormai non dà più garanzie.

Proprio questo aspetto ha spinto le figlie della signora Filograsso a decidere di non rilevare l’attività, che evidentemente offrirebbe loro un futuro precario.

Signora Filograsso, ci racconti un po’ di questa lunga e bellissima storia.

Ha deciso tutto mio marito, da ragazzo, nel 1955. Lavorava come rappresentante di libri, poi ha messo su una piccola libreria e pian piano, dopo esserci sposati sono venuta anch’io qui a lavorare insieme a lui. Io stavo più dentro il negozio, lui invece continuava a fare il rappresentante.

Si potrebbe davvero dire che si tratta di una libreria nata con amore?

Sì, è proprio così, un’attività nata con amore, perché eravamo una coppia giovane. Nutrivamo anche un grande amore verso i libri. Una libreria può gestirla davvero solo chi ama i libri, non si tratta di un’attività che rende molto guadagno. E adesso che non c’è più mio marito non me la sento di portarla avanti. Ho lasciato le mie figlie libere di scegliere che professione volessero fare. Io sono stanca, però posso dire che questa libreria mi ha dato tanto, mi ha permesso di vivere sempre in mezzo ai giovani. Se tornassi indietro, ricomincerei da capo perché la libreria è troppo bella, riesce a dare davvero tanto alle persone.

Si capisce che quella dei libri è la sua passione più grande.

Assolutamente sì. Il libro è la mia vita: per me ha rappresentato tutto ed ora è anche un ricordo perché mi fa pensare a mio marito. Purtroppo, per ogni cosa c’è un inizio e una fine. Si può dire che io ho vissuto in questa libreria perché per me è casa, lavoro e famiglia. Le mie figlie mi dicono sempre di iniziare a pensare a me, di uscire con un’amica, di andare a teatro, ma io quasi non ci riesco perché siamo stati sempre insieme io, mio marito e loro. Siamo stati uniti. Io ora sono sola. E non ce la faccio ad andare avanti.

Suo marito le manca davvero molto. 

Con lui se n’è andata anche una parte di me, è come se mancasse il mio punto di riferimento. Adesso voglio vendere l’attività, ma quando qualcuno intenzionato a prenderla mi dice che al suo posto vorrebbe aprire una pizzeria o altro, quasi non riesco a cederla. Purtroppo, però, le vendite sono crollate. Ormai viviamo in un’epoca in cui si tende a disprezzare il libro, la cultura, il sapere. Mi dispiace tanto non potermene più occupare, ma è arrivato anche il momento di capire i miei limiti. Le mie figlie sono sistemate e lavorano già, chiaramente lasciare i loro impieghi per un’attività che non garantisce nulla non è opportuno. Le più grandi attività pescaresi purtroppo stanno morendo, anche la città sta cambiando. Qui chiudono tutti, anche perché non si riesce ad andare avanti con le spese. E poi ci sono questi grandi centri commerciali che stanno uccidendo le piccole attività.

Qualsiasi scelta farà, avrà comunque sempre la sua famiglia accanto.

È vero. E poi, sento ancora mio marito, è ancora nell’anima di questo amore per i libri che abbiamo cresciuto insieme.