PESCARA – Non si spengono i riflettori sulla chiusura improvvisa del Bar Camplone a Pescara, uno dei luoghi simbolo della città che forse, forse, può essere salvato dalla storica concorrenza.
Infatti, uno più grandi imprenditori nel campo della ristorazione del pescarese, Adamo Di Natale, gestore dello storico bar ‘rivale’, Berardo, potrebbe rilevare il locale dell’ex Camplone per farne un nuovo luogo di ristorazione, mentre domani è previsto l’incontro tra lavoratori a rischio, 18 in totale, proprietà e sindacati, per ora Di Natale assente.
Di Natale è molto noto sul territorio per la sua attività pluridecennale che, con sacrifici e soddisfazione, oggi riesce a portare avanti malgrado la crisi: eleganza, bellezza, raffinatezza, cura per i particolari, il rispetto delle esigenze dei clienti caratterizzano il suo lavoro di qualità, ma a tutto ciò si aggiungono anche tanta umiltà e tanta cortesia che lo rendono una persona speciale a tal punto che il suo interesse nel rilevare il locale dell’ex bar di Camplone è legato anche ad un pensiero rivolto a quanti erano impiegati al suo interno e che adesso si ritrovano senza lavoro.
In più, come egli stesso ha rivelato ad AbruzzoWeb, è quasi una sofferenza vedere quell’attività spenta, soprattutto perché con Camplone c’era una rivalità leale, basata sul rispetto.
Però non si tratta di un passaggio semplice, bensì di qualcosa di ponderato.
“Al momento non c’è ancora nulla di certo – dice Di Natale al nostro giornale – si tratta di una questione delicata ancora da definire. Bisogna mettere bene tutte le carte in tavola. Non sapevo che Camplone stesse chiudendo, è stata una notizia bruttissima anche per me. Anzi, per me che ho l’attività esattamente di fronte poteva rappresentare un vantaggio. Un’altra attività che in città chiude è un male. E per Pescara non è giusto”.
E il buon sangue fra i due ‘dirimpettai’?
Ti dico solo che noi di Berardo andavamo a prendere il caffè da loro e loro da Camplone venivano a prendere il caffè da noi. Abbiamo sempre lavorato nel massimo del rispetto reciproco e della correttezza.
E adesso potrebbe essere lei a rilevare l’attività del rivale…
Pescara sta diventando buia, ormai la sera bisogna quasi uscire con le lanterne perché sono poche ancora le insegne accese,. L’unica cosa che vorrei fare è restituire un po’ di dignità alla mia città. Sono stato anche criticato da molti quando ho proposto di rilevare questo locale, ma nessuno capisce che nel mio interesse c’è anche quello di salvare i posti di lavoro. Oggi come oggi tutti quanti abbiamo più o meno delle difficoltà economiche ma bisogna fare qualcosa. È un periodo davvero negativo, gli esercizi commerciali a Pescara stanno chiudendo uno dietro l’altro.
Se si arrivasse a un accordo, manterrebbe anche il personale del vecchio rivale?
Sì, certo, anche perché non mi sembra giusto lasciare così le persone a casa. Quando ho aperto Berardo ho assunto 15 dipendenti, anche se gli alti e bassi ci sono stati, ma ho sempre dato il massimo per l’attività. Percepisco una situazione di abbandono totale, dobbiamo cercare di pensare anche al fatto che Pescara è una città turistica, se si va avanti così questa città non avrà più nulla da offrire al turista.
Lei è uno degli imprenditori più noti del pescarese, le sue attività hanno un gran successo quindi sicuramente lavora bene. Però l’economia è in crisi e in questa intervista lo abbiamo detto chiaramente.
Sì, ma io vendo la cosa più difficile al mondo: la ‘sensazione’, che va creata ogni giorno. Sono un amante del bello. Tutti i giorni vado sul palcoscenico e mi esprimo, poi se vengo criticato sono problemi miei, sono io a farci i conti. Intanto, dico che bisogna essere compatti, ogni giorno bisogna scendere in campo e combattere, perché se non ci aiutiamo tra di noi non ci aiuta nessuno.



