PESCARA – “Siamo finalmente soddisfatti dopo anni di lotte, vessazioni e minacce contro la mia famiglia solo per aver combattuto per chiedere giustizia e verità per la morte di Paolo ove abbiamo subito di tutto: perizie mancanti e incomplete, avvocati azzeccagarbugli e pressioni da parte dei poteri forti”.
Con queste parole Mario Alinovi ha accolto la notizia della richiesta di rinvio a giudizio per cinque medici dell’ospedale Santo Spirito di Pescara indagati per la morte del figlio, il piccolo Paolo di tre mesi, avvenuta il 29 luglio 2009, avanzata dal Gip Luca De Ninis (pm Salvatore Campochiaro).
Il prossimo 27 marzo, davanti al Giudice del tribunale di Pescara Gianluca Sarandrea, compariranno medici, chirurghi e anestesisti del nosocompio del capoluogo adriatico: si tratta di Pierluigi Lellì Chiesa, Carlo Rossi, Michele Favale, Luigi Sardella e Antonello Persico.
Le accuse, a vario titolo, sono di omicidio colposo e concorso in omicidio colposo.
Il piccolo Paolo morì nell’estate di due anni e mezzo fa dopo un’intervento d’urgenza all’intestino ed aveva subito tre arresti cardiaci.
I genitori di Paolo Alinovi, hanno fondato anche un’associazione per sostenere le vittime di malasanità e nel marzo scorso hanno partecipato a un sit in di protesta davanti l’ospedale Santo Spirito di Pescara assieme ai genitori di altri bambini morti in circostanze sospette.




