PESCARA – È salvo, per ora, il centralissimo hotel pescarese Carlton, sequestrato dalla guardia di finanza nell’ambito dell’operazione “Aristeo”, che ha portato al sequestro complessivo di beni per 700 milioni di euro.

Titolare dell’hotel è Antonio Oliveri (nella foto), 45 anni, già vice presidente del Pescara per oltre quindici anni e arrestato in questa operazione in quanto responsabile di frodi comunitarie attraverso fatture false perché gonfiate.

Il sequestro a oggi non ha portato allo stop dell’attività dell’albergo, che ha ospitato anche sfollati aquilani dopo il terremoto del 6 aprile: contrariamente rispetto ad altre società, infatti, il Carlton non è stato “aggredito” integralmente, ma è stato sequestrato il 99 per cento delle quote, ossia quelle direttamente nella disponibilità di Oliveri.

L’un per cento rimasto, spiegano dal Nucleo di polizia tributaria delle Fiamme Gialle di Catanzaro, da cui  è partita l’indagine, è intestato alla moglie di Oliveri e consente al momento all’albergo di restare aperto e salvare la stagione turistica.

La guardia di finanza spiega che sono in corso ulteriori aggiornamenti su questa società, e la situazione potrebbe anche evolversi. Ciononostante, l’interesse dello Stato è far continuare l’attività, sia per salvare i posti di lavoro sia per ricavare un reddito dal bene sequestrato.

Altre società, invece, sono state aggredite integralmente: gli amministratori rimossi, e nominati al loro posto custodi giudiziari. È il caso, in Abruzzo, della Abruzzo Impianti e dell’Adria Oli. Il discrimine tra il sequestro integrale e quello parziale è se le società controllate siano anch’esse indagate o meno. Nel caso dell’hotel per ora non è stato così.

Quanto a Oliveri, attualmente si trova agli arresti domiciliari. Su questa posizione ci sarà il ricorso della procura contro la decisione del Gip, visto che l’accusa aveva richiesto la custodia cautelare in carcere.

“La posizione di Oliveri – spiegano ancora da Catanzaro – è infatti grave, di vertice: lui è uno dei promotori dell’associazione a delinquere, assieme al fratello Vincenzo, 56 anni, anch’egli ai domiciliari. Per entrambi sono numerosi i capi di imputazione”.

Oltre ai due fratelli Oliveri, residenti a Giulianova (Antonio) e Gioia Tauro (Vincenzo), sono stati arrestati altri tre imprenditori: Vincenzo Borgia (59), di Villa San Giovanni (Reggio Calabria); Salvatore Erminio Surdo (62), di Gioia Tauro, e Giuseppe Surdo (29), anch’egli residente a Giulianova.

Complessivamente, sono 19 le persone indagate e sette le società coinvolte nell’inchiesta. È stata anche accertata l’emissione di fatture false per operazioni inesistenti, ai fini della liquidazione di finanziamenti attraverso la legge 488, per un totale di 35 milioni di euro. (alb.or.)

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