L’AQUILA – “Alcuni scompaiono perché vogliono scomparire. Altri si perdono. Altri vengono rapiti. Ma tutti hanno bisogno di qualcuno che vada a cercarli”.
Inizia con questo assunto, da una citazione dell’ex investigatore Don Winslow, la ventunesima Relazione del commissario straordinario del Governo per le persone scomparse, il prefetto Giuliana Perrotta, che racconta come in Abruzzo, dal 1974 ad oggi, le persone scomparse sono 515.
In realtà, rispetto ai numeri delle altre regioni, i dispersi sarebbero anche “pochi” considerando, ad esempio, che la Sicilia ne conta 16.948, e il Lazio 8.071 e poi ancora la Campania 4.773.
“Da quando sono entrata nel Ministero dell’Interno come consigliere di Prefettura ho avuto la possibilità di svolgere diversi incarichi eppure, appena nominata, alcuni mesi fa, commissario straordinario del Governo per le persone scomparse, mi sono resa conto che questo incarico non sarebbe stato come gli altri”, spiega nella relazione Perrotta, che ha ricevuto l’incarico a marzo di quest’anno e che, qualche giorno fa, ha presentato il suo rapporto al vice premier e ministro Matteo Salvini.
Impossibile affrontare tutto questo con gli strumenti ordinari.
“Ed infatti – dice Perrotta – il legislatore non lo ha fatto e 12 anni fa ha introdotto una nuova figura nel nostro panorama istituzionale, già peraltro molto variegato: il Commissario Straordinario del Governo per le persone scomparse, appunto. Intuizione geniale, perché la scomparsa di una persona è un evento di per sé difficile da inquadrare, può essere collegato ad un reato, o ad un problema sanitario o sociale o politico-internazionale e, quindi, richiede un approccio e strumenti straordinari”.
In Italia sono 59.044 le persone di cui non si sa più nulla a partire dalla data del primo gennaio 1974, fino ad arrivare a giugno 2019. A fronte delle 236.656 denunce presentate, ne sono state ritrovate 177.612 .
Scendendo nel dettaglio i casi, che si trasformano in drammi irrisolti per le famiglie, si fanno più nitidi e assumono contorni più definiti, soprattutto quando ci si trova davanti ai dati crudi: 39.989 i minorenni scomparsi dal 1974, di cui 37.474 ritrovati. E la definizione accuratamente scelta dal rapporto lascia riflettere e, forse infonde qualche speranza. I “ricercati” sono ancora 2.515.
Ma come precisato nel rapporto, gli episodi di scomparsa di minori italiani si risolvono nella gran parte dei casi positivamente (93,7% di ritrovamenti).
In questi ultimi mesi sono state avviate iniziative finalizzate a sensibilizzare le istituzioni e l’opinione pubblica per una migliore conoscenza sia del fenomeno che dell’attività dell’Ufficio. Nella consapevolezza dell’importanza di veicolare, attraverso i mass media, informazioni e atteggiamenti utili per prevenire e migliorare la gestione dei casi di scomparsa, nonché di far conoscere l’attività svolta dall’Ufficio è stato richiesto ai vertici del Servizio pubblico radio televisivo di poter avere degli spazi riservati alla comunicazione istituzionale.
Sono, inoltre, in corso di organizzazione, con la collaborazione di importanti soggetti istituzionali nel campo della ricerca universitaria e della cultura, nonché con le associazioni dei familiari, alcuni eventi che possano costituire momento di approfondimento nei vari settori in cui l’Ufficio opera e diano l’avvio a un’azione di sensibilizzazione e di prevenzione del fenomeno nei confronti delle nuove generazioni.
Per i maggiorenni le cifre crescono e si sale a quota 70.340 scomparsi, di cui 64.320 ritrovati per un totale di 6.020 ricercati. Sono invece 11.936 le persone con più di 65 anni scomparse negli anni, mentre ne sono state ritrovate 10.564, e si cercano ancora 1.372 persone.
Nel quadro delle attività svolte dall’Ufficio del Commissario, una parte rilevante è dedicata alla divulgazione degli strumenti e delle procedure da adottare in relazione al fenomeno delle persone scomparse e per l’identificazione dei corpi senza nome.
In questo ambito si è ritenuto necessario avviare un’attività di formazione del personale delle forze dell’ordine, al fine di dare il massimo risalto alle
problematiche da affrontare a livello territoriale. Già nel passato erano stati effettuati alcuni incontri con il personale della Questura di Roma in considerazione dell’alto numero di scomparse nel Lazio (seconda regione d’Italia dopo la Sicilia).
Dal censimento dei cadaveri non identificati emergono poi altri dettagli. In particolare, in Abruzzo, sono 4 le persone non identificate recuperate in mare, una in un fiume o lago, 3 in altre circostanze, per un totale di 8 persone ancora non identificate, quando a livello nazionale sono 919.
LA CONSULTA NAZIONALE DELLE PERSONE SCOMPARSE
Con Decreto commissariale del 22 maggio 2019 è stata istituita la Consulta Nazionale per le Persone Scomparse.
Presieduta dal Commissario, la Consulta è composta dai rappresentanti delle Associazioni nazionali dei familiari delle persone scomparse e dalle componenti istituzionali e del volontariato interessate al fenomeno ed ha il compito di assicurare un confronto permanente e continuo sulla tematica in discorso.
La prima riunione della Consulta, tenutasi il 4 giugno scorso alla presenza del Sottosegretario Luigi Gaetti, ha visto un’ampia partecipazione ed ha registrato vivo apprezzamento.
Come è stato sottolineato nell’ambito dell’incontro, il successo delle operazioni dipende, in primis, dall’informazione e dalla conoscenza delle risorse che i territori mettono a disposizione degli investigatori. Per questo motivo la formazione degli operatori costituisce un fattore indispensabile per la realizzazione di azioni mirate ad evitare indugi e dispersioni di energie, che potranno essere impiegate più efficacemente.
“Una scelta originale”, quella del Commissario straordinario, dice Perrotta: “non ci sono figure omologhe in altri Stati, senz’altro non ce ne sono nei Paesi europei, tanto che l’attività di quest’Ufficio ha suscitato l’attenzione e l’apprezzamento di istituzioni e organismi internazionali, come l’Onu, con i quali questo Ufficio si è interfacciato”.
“Una scelta soprattutto condivisa dalle associazioni dei familiari degli scomparsi che tanto avevano lottato perché vi fosse un approccio diverso nella gestione del fenomeno da parte dello Stato. Peccato che a questa intuizione non sia seguita una più incisiva regolamentazione dell’Ufficio a supporto del Commissario”.
“E così l’impegno encomiabile dei miei predecessori si è spesso dovuto scontrare sia con le resistenze di un sistema sempre recalcitrante ad accettare nuovi livelli di competenze, sia con le notevoli carenze delle dotazioni umane, strumentali e normative a disposizione”.






