L’AQUILA – Dovrà rimanere tre mesi agli arresti Giancarlo Santariga, dirigente del provveditorato interregionale alle Opere pubbliche del Lazio, Abruzzo e Sardegna, da alcuni giorni ai domiciliari con l’accusa di concussione.
Una misura adottata per il pericolo di inquinamento delle prove, stando a quanto afferma il giudice per le indagini preliminari Marco Billi.
La magistratura del capoluogo adotta il pugno duro nei confronti del funzionario pubblico, che secondo l’accusa avrebbe si sarebbe fatto consegnare un’automobile dalla ditta vincitrice di un appalto per la costruzione di una caserma della Guardia di Finanza, la romana Prismo Universal Italiana, nella persona del direttore tecnico e responsabile dell’azienda, Agostino Bertoni.
Nell’ordinanza di custodia cautelare il Gip Marco Billi non va per il sottile e parla di “un concreto pericolo di inquinamento probatorio”, e per questo la misura cautelare dovrà essere prevista per un termine di novanta giorni.
“L’indagato – scrive il giudice per le indagini preliminari – approfittando del ruolo apicale ricoperto, ove lasciato libero, potrebbe tentare di intervenire presso i suoi sottoposti o collaboratori per mitigare la propria posizione processuale, ostacolando l’assunzione di sommarie informazioni da parte di tutti i soggetti a conoscenza a qualsiasi titolo della vicenda in esame ed eventuali acquisizioni documentali che si dovessero rendere necessarie per la verifica della regolarità delle gare alle quali si è fatto riferimento”.
Santariga, aggiunge Billi, “ha mostrato risolutezza e decisione nell’insistere nella sua illecita richiesta e ha protratto la sua condotta per almeno due anni restituendo la vettura solo quando è stato costretto dal provveditore Capo, Donato Carlea, e dal definitivo inadempimento della Prismo che non riusciva più a fornirgli il necessario carburante. Il ruolo apicale ricoperto rende evidente la possibilità di reiterazione del reato già commessa ai danni di altri imprenditori”.
Il Gip, inoltre, scrive che il comportamento di Bertoni, referente dell’azienda, sia stato condizionato dal timore di ripercussioni negative per l’appalto (anche se i lavori, iniziati nel 2009, non furono mai terminati nel giugno 2011, a causa delle difficoltà della Prisma, il contratto in danno della ditta fu rescisso dal Provveditorato) e di ritorsioni che non hanno consentito al direttore tecnico “di formarsi, in modo libero, il proprio convincimento”.
Lunedì ci sarà l’interrogatorio di garanzia, mentre parlando dell’inchiesta, il procuratore della Repubblica dell’Aquila, Alfredo Rossini, ha spiegato che “Le indagini comunque continuano al fine di approfondire ogni elemento emerso – ha proseguito il procuratore capo, il quale in riferimento ai possibili sviluppi sugli appalti del terremoto da parte del provveditorato alle Opere Pubbliche ha sottolineato che ‘stiamo vedendo, ma ancora non siamo nelle condizione di fare altri possibili processi”.





