L’AQUILA – Slitta al 2016, secondo le migliori ipotesi, l’iscrizione della Perdonanza Celestiniana nel patrimonio dei beni immateriali dell’Unesco, data per assodata solo fino a qualche settimana fa.

La commissione internazionale riunita ieri in Namibia, in Africa, ha chiesto ulteriori approfondimenti rispetto ad alcuni aspetti particolari contenuti nel corposo dossier predisposto dall’Italia.

La candidatura, l’unica sulla quale il nostro Paese puntava per quest’anno, è stata fortemente sponsorizzata dai ministri degli Esteri, Paolo Gentiloni, e dei Beni culturali, Dario Franceschini, che nei giorni scorsi si sono attivati in prima persona per riuscire a portare a casa il risultato.

La delegazione italiana, guidata da un funzionario della Farnesina, torna dunque a bocca asciutta. Ma il riconoscimento è solo rinviato.

“Non si tratta di una bocciatura – dice ad AbruzzoWeb il professor Walter Capezzali, che ha lavorato alacremente alla composizione del corposo dossier a sostegno della candidatura – Forniremo le integrazioni necessarie e sicuramente otteremo il riconoscimento il prossimo anno”.

Capezzali, che si dice sorpreso della decisione “perché una revisione era già stata chiesta visto che nel frattempo erano cambiate le regole”, invita a non considerarla una “guerra di religione”, visto che alcuni osservatori hanno imputato alla presenza di rappresentanti sunniti nella commissione Unesco la decisione di rinviare il riconoscimento.

“Un discorso del genere significherebbe aprire la strada a veti incrociati che porterebbo ad una paralisi dei riconoscimenti dei beni dell’Unesco – puntualizza – I beni immateriali sono legati essenzialmente alle tradizioni dei popoli, la cui componente principale è di carattere religiosa”.

Secondo alcune indiscrezioni, tra l’altro, a fare le pulci alla Perdonanza ci sarebbe stata la delegazione di uno Stato dell’Unione Europea.

Un “incidente di percorso”, insomma, come lo definisce il professore, che considera quella di natura religiosa una ipotesi “inverosimile, tanto che non ci sono state opposizioni di sorta sulla candidatura del pellegrinaggio maomettano di Algeri”.

“Resto prudente”, chiosa Capezzali, che ricorda come la “pratica” sia gestita direttamente dal Gabinetto del sindaco Massimo Cialente, in particolare da Luana Masciovecchio e Michela Santoro, “anche perché il rinvio ha dato ragione alla mia prudenza utilizzata in precedenza”.

Per L’Aquila è la seconda doccia fredda, dopo la bocciatura per la capitale europea della cultura per il 2019. In quel caso anche le aspettative erano notevolmente inferiori, ma alcuni consideravano la città in grado di competere con centri di ben altro calibro. Alla fine la scelta cadde su Matera.