L’AQUILA – La prima “dama della bolla” della Perdonanza moderna ha fatto il suo ingresso questo pomeriggio a palazzo Fibbioni, attuale sede comunale.

È partita da palazzo Margherita, che sede del Municipio lo è stato fino alla notte del terremoto nel 2009, con la scorta degli uomini del gruppo di azione civica Jemo ‘Nnanzi e ha ancora addosso la polvere, i graffi e qualche frattura causati dai crolli dei solai del palazzo comunale.

Non è però una donna in carne e ossa, ma “una scultura in legno a forma di aquila stilizzata creata nel 1983 da Remo Brindisi, l’artista aquilano di adozione, su richiesta dell’allora sindaco Tullio De Rubeis – racconta Goffredo Palmerini ad Abruzzoweb -. Andammo io, che ero assessore alle Finanze e il sindaco, a prenderla. Remo Brindisi ci ricevette e ospitò nella sua casa museo di Lido Di Spina, piena di capolavori non solo suoi ma di tanti maestri dell’arte contemporanea”. 

Un grande ostensorio pensato per custodire e portare in processione la Bolla del Perdono, emanata da papa Celestino V nel 1294. Un simbolo moderno, di rinascita, di nuova vitalità per la Perdonanza celestiniana che in quegli anni lontani riscoprì il messaggio universale di Pietro da Morrone, dopo essere stata per tanto tempo quasi una sagra di paese.

“Ricordo un particolare del corteo, curato nei minimi dettagli storici da Errico Centofanti, uno dei fondatori del Teatro Stabile dell’Aquila (oggi d’Abruzzo, ndr): il rispettoso silenzio con cui venne accolto il passaggio della Bolla tra la gente. Nessun vociare, nessuno schiamazzo, ma un rispettoso silenzio. Sintomo del rinnovato sentimento di appartenenza e di identità con il messaggio celestiniano”, racconta ancora Palmerini.

“Un altro bellissimo momento di aggregazione. Un esempio concreto di attaccamento alla città, il recupero di  un’opera d’arte dal grande valore non solo artistico ma anche simbolico per l’Aquila – commenta invece Cesare Ianni portavoce del gruppo Jemo ‘Nnanzi – . Ci siamo dati da fare per ritrovare questa opera d’arte che era rimasta tra le macerie a palazzo Margherita e oggi ne esce per la prima volta dal 6 aprile 2009”.

“Sarà di sicuro necessario un intervento di restauro visti i danni riportati – continua Ianni – e bisogna ringraziare gli operai delle ditte Samoa Restauri, Digimastri Costruzioni e Sepe Costruzioni che hanno l’appalto per i lavori di ristrutturazione di palazzo Margherita, i quali hanno dimostrato anche loro un forte senso civico.  Si sono messi completamente a disposizione. Non è stato facile recuperare l’opera, perché l’ex sede comunale  è completamente puntellata e far scendere la  “dama” dal secondo piano non è stato semplice nemmeno  per loro”.

“Anche questo è un esempio di conservazione della memoria, recuperare simboli di appartenenza e di identità cittadina.  Un altro pezzo di strada fatto nel  percorso di ricostruzione del nostro essere comunità”, conclude Ianni. 

Ad accompagnare la “dama“ di legno c’è anche Liliana Del Giudice, che invece Dama lo è stata sul serio e per ben tre anni, fino al 1986.

È lei la prima figurante, scelta tra i dipendenti comunali, ad avere l’onore di portare la Bolla in processione, indossando i costumi realizzati da una importante sartoria teatrale di Roma, grazie ai progetti di Francescangelo Ciarletta, aquilano, e del coreografo Giancarlo Gentilucci. 

“Avevo trent’anni, un figlio di tre e la scelta di Gentilucci  cadde su di me per un particolare curioso: il cappello che completava il vestito della Dama. Un copricapo particolare, di foggia antica che non stava bene a tutte ma invece si adattò alla forma del mio viso – ricorda la Del Giudice – Ancora oggi, vivo una forte emozione, ogni anno, anche se guardo le cose dall’esterno”.