L’AQUILA – Una riflessione sulla società contemporanea partendo dalla domanda:”Se il mondo di oggi dovesse finire, che cosa resterebbe alle generazioni del futuro in ricordo della nostra quotidianeità?”.
A chiederselo è stato l’artista aquilano Daniele Breccia, che ha messo insieme una serie di opere di natura differente, utilizzando tecniche miste, per dare vita a “Paradise Lost”, un’esposizione di arte contemporanea nel cuore del centro storico dell’Aquila.
In occasione della 723ª Perdonanza Celestiniana, all’interno dei saloni di palazzo Lucentini-Bonanni, è stata presentata al pubblico la mostra dell’artista aquilano, che vive e lavora a Roma, a cura di Martina Sconci e che sarà fruibile fino al 3 settembre.
Tra dipinti a olio, installazioni iperealiste, video, e sculture, Breccia analizza gli aspetti più comuni della vita contemporanea.
Filtri Instagram che diventano arte, foto di Facebook riletti in chiave moderna per una nuova estetica, tutti temi divisi in tre spazi all’interno del palazzo aquilano.
Al centro della stanza principale saranno posti alcuni oggetti di una particolare argilla, chiamata “raku”, più scura rispetto al solito; tutti oggetti che l’autore immagina vengano ritrovati da una comunità futura.
“L’installazione ‘Paradise Lost’ vuole essere soprattutto una riflessione su cosa siamo oggi e cosa, ipoteticamente, potremmo lasciare ai posteri – spiega Breccia ad AbruzzoWeb – Tra gli oggetti che ho pensato potessero essere simbolici della società contemporanea: alcuni contenitori con medicine, vitamine, bottigliette di acqua, spruzzini e un quadro che mette insieme una serie di elementi della sessualità odierna, raffigurante una ragazza che si spoglia su Internet, coperta da un cartone animato”.
Nella seconda stanza, invece, sono esposti alcuni lavori dell’artista del 2016, ispirati al libro “Infinite Jest” di Foster Wallace.
“Il saggista statunitense utilizzava lo sport per spiegare la società americana – prosegue – io cerco di fare lo stesso, ma con lo scopo di dare un’idea della società in cui viviamo, soprattutto della classe media”.
Nella terza stanza è presente un video che spiega i lavori, e un’installazione dal titolo “Hedonisme”, raffigurante il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump.
Breccia conclude con una domanda: “Quello che lasciamo può considerarsi davvero un ‘paradiso perduto’?”.



