L’AQUILA – All’Aquila, secondo Studio Aperto, va tutto bene.

Nell’edizione delle 12.25 del tg di Italia1 di oggi è andato in onda un servizio piuttosto ottimistico sulla situazione che il capoluogo vive dopo il terremoto del 6 aprile 2009. Tutte le persone intervistate parlano di un centro storico che è tornato a vivere, vengono inquadrati solo i monumenti che sono stati restaurati e raccontate le storie dei pochi negozianti che hanno riaperto in centro. Al processo di ricostruzione viene fatto solo un breve cenno.

Molti gli aquilani che hanno iniziato a lanciare critiche sulla rete sociale Facebook, accusando la testata giornalistica di Mediaset di voler dipingere una situazione più che positiva, ignorando invece di parlare dei disagi e dei problemi che ancora si vivono in città.

In molti su Facebook l’hanno definita di “ennesima beffa di Mediaset, per far credere che la ricostruzione è iniziata e che all’Aquila stiamo tutti bene”, riferendosi chiaramente al caso della finta terremotata che nella trasmissione di Canale5, Forum, dipinse una situazione irreale della città, con i negozi che avevano riaperto e la gente tornata tutta a casa.

Duri anche i commenti dei rappresentanti di centrodestra e centrosinistra.

“Questi imbonitori di cui non abbiamo bisogno devono smetterla. Si paragona L’Aquila a Pompei. Se continuano così, sarà molto peggio”, dice l’ex coordinatore comunale del Popolo della libertà, Enzo Lombardi.

Aspre anche le affermazioni dell’assessore comunale alle Politiche sociali, Stefania Pezzopane. “Non se ne può più di servizi costruiti ad arte da questi mezzi di informazione da regime che danno una visione edulcorata e falsata della realtà aquilana”.

IL SERVIZIO ANDATO IN ONDA

Il servizio viene annunciato come “la prima tappa di un viaggio sui luoghi simbolo del centro storico dell’Aquila”.

La prima inquadratura è su un’assolata piazza Duomo, in sottofondo si sente il suono delle campane. La giornalista passa a intervistare uno studente, Roberto, iscritto a Scienze Infermieristiche dal 2009 “pochi mesi dopo il terremoto”, che racconta: “La vita è bene o male ripresa in centro, hanno riaperto alcune strade principali e alcuni locali”.

La giornalista racconta che il ragazzo vive vicino a uno dei luoghi simbolo dell’Aquila, Porta Bazzano, che è stata appena riconsegnata alla città “circa tre settimane fa”.

“La fontana delle 99 cannelle è come nuova” prosegue la giornalista, mentre nel servizio scorrono le immagini. Si torna in centro storico, dove le telecamere entrano nel negozio di alimentari, aperto tre mesi fa nei pressi dell’ex galleria Irti, lungo il corso Federico II. “Così quando vengono i turisti trovano qualcosa e possono farsi un panino”, dice il proprietario del negozio, Vito Laterza.

Poco dopo viene inquadrata la giornalista in piazza Duomo, alle sue spelle un pioccolo gruppo di anziani passeggia. Il racconto riprende: “La ‘zona rossa’ piano piano si restringe e piazza Duomo torna lentamente a ripopolarsi”.

La scena si sposta dentro il bar Nurzia, storico locale aquilano che ha riaperto nei pressi della piazza.

“Questa mattina abbiamo preso il caffè nel nostro bar di sempre – dice al microfono una signora – sono andata a comprare la carne dal mio macellaio, che coraggiosamente ha riaperto da un anno nel  suo vecchio negozio, e poi la pasta all’uovo dal mio vecchio fornitore”.

Scorrono immagini di via XX settembre, e la voce fuori campo della giornalista spiega: “Lo smaltimento delle macerie rallenta la ricostruzione, tutti questi palazzi in via XX settembre devono essere demoliti. In fondo c’è la casa dello studente, dove morirono 8 ragazzi. Impossibile dimenticare, ma gli aquilani vogliono guardare avanti”.

Nel servizio viene poi intervistato il signor Vincenzo Colorizio, che brandendo un foglio su cui compare la scritta “I love AQ” afferma: “Noi siamo quei pochi che tutti i giorni vengono qui per testimoniare che amiamo L’Aquila . Lo slogan deve essere ‘uffici pubblici in centro storico, case e chiese’.

“Diecemila metri quadrati – continua la giornalista, riportando il pensioero del signor Vincenzo  – sono agibili e dotati di luce e gas e devono essere riutilizzati da poste, banche e sedi amministrative. Il capoluogo di regione deve riprendersi il suo ruolo e sogna la nascita di una cooperativa per l’accompagnamento dei turisti in giro”.

Il servizio si chiude con la testimonianza di un ragazzo che al microfono riferisce le sue sensazioni su quanto ha visto in centro: “Si è ripresa bene, me l’aspettavo peggio una città terremotata. La gente è positiva”.

LOMBARDI: “VERGOGNOSO NEI CONFRONTI DEGLI AQUILANI CHE SOFFRONO”

“Questi imbonitori di cui non abbiamo bisogno devono smetterla. Si paragona L’Aquila a Pompei. Se continuano così, sarà molto peggio”.

È duro il commento dell’ex coordinatore comunale del Popolo della libertà, Enzo Lombardi, sul servizio andato in onda a Studio Aperto, che ha suscitato infuocate polemiche.

“Non ho visto il servizio – spiega – però se è così dobbiamo gettare un allarme su questi atteggiamenti. Queste troupe dovrebbero venire a fare una passeggiata insieme a noi, piuttosto. Altro che ricostruito. Il centro storico è intonso come era la notte del 6 aprile 2009. Questi servizi danno fastidio, sono quanto di più vergognoso ci possa essere per gli aquilani che ancora soffrono”.

Se ci possa essere un collegamento tra la visione eccessivamente positiva trasmessa nel servizio con il fatto che la testata trasmette su reti Mediaset, di proprietà del premier Silvio Berlusconi, Lombardi dice: “Non lo so, ma anche se ci dovesse essere questo collegamento non cambierei di una virgola ciò che ho detto”.

ASSESSORE PEZZOPANE: “VISIONE EDULCORATA E FALSATA DELLA REALTA'”

“Non se ne può più di servizi costruiti ad arte da questi mezzi di informazione da regime che danno una visione edulcorata e falsata della realtà aquilana. Questo un atteggiamento che annichilisce perché gli sforzi effettivi fatti dagli aquilani non emergono e tutto sembra frutto del miracolo-Berlusconi”.

Questo il commento dell’assessore comunale alle Politiche sociali, Stefania Pezzopane.

“In questo modo – prosegue – non si fa capire all’Italia che il terremoto dell’Aquila è ancora una questione nazionale. Dare idee rassicuranti ci danneggia e agli occhi della nazione. In questo modo rischiamo solo di sembrare lamentosi e irriconoscenti”.

“Per par condicio – cpnclude l’assessore – si parli di cose vere, come i dati preoccupanti sulla disoccupazione, i disagi che si vivono nel progetto  C.a.s.e., i fondi delle scuole portati via e quelli del Lotto che non sono mai arrivati”.