L’AQUILA – È impresa sempre più ardua, nell’Aquila post-sisma, garantire il trasporto pubblico nelle sue 60 frazioni, a causa dei costi crescenti del carburante e manutenzione mezzi, e della minore popolazione utente che vive nei centri periferici ancora in buona parte inagibili.
Emblematica, a tal proposito, la vertenza che sta per avere, per fortuna, esito positivo tra forze sindacali e il consorzio Cta, che pochi mesi fa si è visto rinnovare l’appalto dall’Ama, la società di trasporto comunale, per coprire appunto le cosiddette linee marginali con i minibus.
La Cta aveva annunciato 4 esuberi su 25 addetti proprio a causa delle crescenti difficoltà. Dopo un incontro in prefettura con i sindacati, tuttavia, come previsto dalla procedura di “raffreddamento”, la Cta ha revocato i licenziamenti, impegnandosi a trovare nelle prossime settimane una soluzione alternativa.
Ad AbruzzoWeb il presidente del consorzio, Roberto Di Marzio, conferma che “le nostre difficoltà nascono dai crescenti costi di gestione per mantenere lo stesso servizio rimborsato dall’Ama più o meno allo stesso costo chilometrico. L’ipotesi di procedere a una piccola riduzione d’organico è nata, però – prosegue – anche dalla necessità di fare un importante investimento imposto del resto dalla gara d’appalto che abbiamo appena vinto, ovvero l’acquisto di sette nuovi minibus”.
I conti sono presto fatti, l’Ama assicura a Cta 1,36 euro a chilometro. Ma per arrampicarsi nelle frazioncine montane e percorrere un chilometro a tempi e costi maggiori, rispetto ad altre linee urbane, in termini di ore lavoro, carburante, usura dei mezzi, e costi di riparazione e manutenzione.
“Al momento, comunque, abbiamo trovato un accordo, non licenzieremo nessuno, e spero che troveremo una soluzione e alternativa, per poter fare gli investimenti e far quadrare i nostri conti”, conclude.



