PENNA SANT’ANDREA – È entrato nel “cratere” solo a luglio 2010, il paese di Penna Sant’Andrea. È un Comune della Provincia di Teramo abitato da circa 1.800 pennesi.

Ha un territorio di 11 chilometri quadrati e un’altitudine di 417. Provato dalla notte del 6 aprile 2010, il centro teramano si sta rialzando prontamente, grazie all’impegno dell’amministrazione locale in concerto con la Protezione civile.

Fiducioso per il futuro il primo cittadino Antonio Fabri, che spera di continuare a disporre dei flussi finanziari necessari e della chiarezza normativa per l’attuazione immediata del proprio piano di ricostruzione.

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Quante vittime e quanti danni ha fatto il terremoto?

Non c’è stata nessuna vittima, per fortuna. Ci sono stati danni a edifici pubblici e privati. Di oltre 200 edifici privati più di un quarto sono stati dichiarati inagibili. Per quanto riguarda le strutture pubbliche, sono risultate inagibili alcune chiese e una scuola. Per l’edificio scolastico sono in corso indagini ulteriori per verificare i reali danni.

Com’è stata risolta l’emergenza abitativa?

Penna Sant’Andrea ha avuto vari sfollati, alcuni anche per rischi esterni, cioè per il campanile della chiesa principale divenuto pericolante. I pennesi sono stati per mesi fuori le proprie abitazioni, ma nessuno ha usufruito di unità abitative.

In affitto o da parenti, gli abitanti del nostro paese hanno invece goduto del contributo di autonoma sistemazione. Attualmente sono 30 i pennesi ancora in sistemazione provvisoria.

Quali sono le condizioni della “zona rossa”? Potrà essere ristretta a breve?

La “zona rossa” coincide con il centro storico del paese, che è stato puntellato con strutture di legno e ferro, in modo da far diventare il percorso transitabile con dei corridoi coperti. Le case ridotte peggio, per fortuna, non erano abitate e il nostro centro storico non è in generale densamente abitato.

Stiamo elaborando un piano di ricostruzione e vorremmo affidarci alla facoltà di Architettura dell’Università di Ascoli. Sono comunque fiducioso, ci vorrà qualche anno per sistemare le cose.

Gli interventi interni ed esterni sulla chiesa principale di Santa Maria del Soccorso sono stati attuati dalla Protezione civile, credo che anche il campanile, alto 35 metri, possa essere sistemato entro gennaio 2011.

Quali sono le idee per la ricostruzione?

Bisognerà ricostruire come prima. Gli edifici più a rischio sono al massimo due. Forse dovranno essere abbattuti, per il resto tutto resterà intatto.

La speranza è quella che un edificio privato, cioè una casa patrizia del nostro paese, venga dichiarata un bene di interesse storico-architettonico nazionale, per poterla ristrutturare con i fondi necessari.

A oggi, qual è il problema più urgente da affrontare?

In realtà sono due. Il primo è quello di ripristinare la statale Ascoli-Teramo-Chieti, interrotta all’indomani del violento terremoto.

I problemi li hanno più che altro i residenti di Penna, oltre alle case e alle chiese pericolanti si è scoperto che sotto la statale ci sono grotte lesionate. Per risolvere la situazione ci sono stati incontri con la Protezione civile e contatti con l’Anas. Attualmente per 50 metri di deviazione i cittadini sono costretti a percorrere 2,5 chilometri, la perizia è pronta e speriamo la cosa si risolva presto.

Il secondo problema riguarda l’edilizia popolare, dobbiamo trovare la copertura finanziaria per aggiustare le abitazioni provate dal sisma. Le famiglie da sistemare sono tre.

Cosa vorrebbe dire al commissario per la ricostruzione?

Sinceramente non ho grandi problemi, spesso però non riusciamo a capire alcune cose sulla ricostruzione né ad avere risposte certe.

Avere qualche punto di riferimento maggiore risulterebbe più rassicurante. Le normative che si sono succedute finora sono state infinite. Spesso, non volendo, ho paura di commettere qualche errore e perdere delle occasioni utili per la ricostruzione.

Quanto ci vorrà per ricostruire il suo paese?

La parte esterna al centro storico è a buon punto. Alcuni privati stanno ultimando i lavori e rientreranno a giorni, mentre altri aggregati stanno partendo. Per il pieno recupero del centro storico sono ottimista, ma tutto dipende dai flussi finanziari. Se tutto procederà senza problemi con tre-quattro anni risolveremo la situazione.