L’AQUILA – Tre dirigenti del Popolo della libertà della Marsica lasciano il partito e si dimettono da ogni incarico. Si tratta di Alfredo Chiantini, Luca Marco Aurelio e Giuseppe Petracca.

“Facevamo parte di un partito di plastica e nonostante tutto ci abbiamo messo la faccia, poi la plastica è diventata carta e nonostante tutto ci abbiamo messo la faccia, poi sono arrivate le primarie e abbiamo raccolto le firme, poi no e ci siamo scusati con i sottoscrittori, poi sì, primarie comunque e abbiamo sorriso ironicamente, poi forse e il sorriso è diventato amaro, poi il Pdl unito e siamo diventati ridicoli, poi gli ex democristiani, gli ex aennini, gli ex socialisti, gli ex berlusconiani, poi anche gli ex hanno cambiato area e sono diventati gli ex degli ex, poi faremo le primarie, poi se ci dividiamo rischiamo di scomparire, adesso (sempre che non ci siano novità dell’ultim’ora) è vicina un’intesa, ma noi non ne possiamo più”, scrivono i tre in una nota.

“Se prima le persone che avevano idee vicine al Pdl erano visibilmente frastornate, oggi stanno cercando nuovi percorsi di senso, di serietà. Nuovi approdi dove confrontarsi sui problemi del quotidiano e sulle idee programmatiche vere. Aspettandosi soprattutto conforto e chiarezza di percorso”.

“L’elettorato di centrodestra non si fida più del Pdl, perché non capisce più che cosa vogliamo e non vede la serietà e l’affidabilità necessaria per governare le città, le regioni e il Paese. Oggi, e tutti lo sanno, c’è in gioco il futuro dell’Italia, ma i nostri deputati e senatori sembra che lo abbiano dimenticato”.

“Continuano a ‘giocare’, insieme o contro al vecchio leader (non ci interessa l’età, ma ci interessano le idee) che ormai non sembra poter dare più niente al movimento. Intanto, mentre i dinosauri del partito cercano soltanto di consolidare le loro posizioni e le rendite economiche, perché sanno bene che se si muove davvero qualcosa, in questo Paese, loro sono fottuti, noi ogni giorno, fatichiamo, viviamo, lavoriamo, ascoltiamo e ci esponiamo al ridicolo grazie alle loro azioni”.

“Poiché il nostro intento era ed è quello di fare politica, intesa come servizio al cittadino, di cercare di risolvere i problemi della gente e visto che non possiamo condividere giochi e giochetti di potere, tantomeno posizioni pretestuose, delusi e con l’amaro in bocca, abbandoniamo il partito dimettendoci da ogni incarico assunto nel Pdl”.

In una successiva nota, Luca Marco Aurelio precisa: “la decisione è stata per noi molto dura da prendere ma per chi non vive di politica rimanere in una nave che punta l’iceberg senza che nessuno dei comandanti fa nulla per evitarlo è veramente molto difficile. La politica che vogliamo noi è quella che loro stessi hanno abbandonato nel momento stesso nel quale hanno ‘conquistato’ il timone di un partito che, nato per rappresentare milioni di italiani, è diventato presto il salvatore degli interessi di pochi con l’impegno di molti”.
 
“Non lasciamo per colpa di Silvio, così come qualcuno ha voluto banalizzare, ma lasciamo perché abbiamo la volontà di mostrare a quanti rimasti delusi dal Pdl che esiste ancora una parte, giovane e dinamica, dalla quale e con la quale poter ripartire. Se è vero che nessuno dei capi si è strappato i capelli per il nostro abbandono, (precisiamo che hanno abbandonato tre under 40 che tanto hanno datto e avrebbero potuto dare al movimento), è ancor più vero che non ci aspettavamo altro da chi, da tempo, è impegnato a perdere consensi (non solo elettorali)”.

“A Maurizio Bianchini (ex Pdl ora in Alleanza di centro, ndr), che per non perdere la poltrona di assessore, durante la seconda giunta Floris, sottoscrisse un documento a favore del Pdl, mi piacerebbe ricordare quante volte lui stesso ha elogiato le virtù morali di Chiantini, e se è vero che forse il presente sta dando ragione alle sue scelte e ancor più vero che in un movimento democratico si devono accettare anche scelte non totalmente condivise”.

“Tutti noi decidemmo all’epoca dei fatti da lui contestati di accettare le scelte dei vertici credendo fossero state ponderate per il bene comune di tutto il movimento. È per noi ipocrita e ideologicamente sbagliato uscire perché non viene candidato il nostro amico”.

“Quando il saggio indica la luna, la persona poco attenta guada il dito”, conclude. 

LA REPLICA DI BIANCHINI A MARCO AURELIO

“Al signor Marco Aurelio voglio ricordare che nessuna poltrona mi fu data o lasciata in cambio di una mia sottoscrizione di documento a favore del Pdl”.

È la replica del coordinatore di Alleanza di centro di Avezzano (L’Aquila), Maurizio Bianchini.

“La poltrona da assessore è delega del sindaco che ha l’autonomia di assegnarla o revocarla, su indicazione di un gruppo di appartenenza alla maggioranza che indica al sindaco il nome dell’assessore”.

“Marcaurelio confonde o tende a confondere i lettori, quali sarebbero i contenuti di questo documento? Per quel che mi riguarda io posso solo ricordare a chi non sa o chi non ricorda che il sottoscritto era espressione di un gruppo consiliare di maggioranza composto da ben quattro componenti, che mi delegarono in quel ruolo e anche da quel ruolo ho sempre svolto un’azione di critica verso i vertici provinciali e regionali del Pdl, nella speranza di migliorare, solo grazie alla fiducia accordatami dai consiglieri ho potuto sostenere quelle battaglie contro l’oligarchia e il populismo”.

“Grazie a qualche consigliere ho potuto sostenere la battaglia per le primarie per la scelta del candidato a sindaco della nostra città, quindi se ho avuto una forza è stata quella delle idee e di qualche amico consigliere comunale coerente con i sacri principi della democrazia e non quella dei documenti firmati”, conclude Bianchini.