L’AQUILA – Parlano di “notizie positive” e di “allargamento del partito”, ma non nascondono una certa dose di “fastidio per qualche opportunista di troppo” che sta correndo in soccorso del vincitore, come diceva l’eclettico abruzzese Ennio Flaiano.

Sono i renziani abruzzesi della prima ora, quelli che al sindaco di Firenze hanno creduto in tempi non sospetti, all’epoca delle primarie del dicembre 2012, che avrebbero dovuto fare da preludio alla cavalcata vincente dell’ex segretario nazionale del Partito democratico Pier Luigi Bersani alle elezioni politiche del febbraio scorso, poi frenata dall’exploit di Beppe Grillo e dal recupero del Popolo della libertà di Silvio Berlusconi.

In vista del congresso nazionale dell’8 dicembre prossimo, quando Matteo Renzi si misurerà con gli avversari Gianni Cuperlo, Giuseppe Civati e Gianni Pittella, molti ex bersaniani sono passati con il primo cittadino toscano, che parte in pole position per la leadership democrat, nonostante in passato lo avessero bacchettato a più riprese.

Per Luciano Monticelli, sindaco di Pineto (Teramo), questo “movimento in entrata” fa parte della “logica dei partiti”.

“Questo dimostra – prosegue – che avevamo visto giusto noi a suo tempo, quindi oggi siamo più credibili”.

“Comunque non rivendichiamo alcuna primogenitura e guardiamo avanti, perché solo gli stupidi non cambiano mai idea”, sottolinea.

Secondo Americo Di Benedetto, presidente della Gran Sasso Acqua, la società pubblica di gestione del ciclo idrico nell’Aquilano, e dell’ordine provinciale dei commercialisti, “un partito deve sempre avere le porte aperte”, quindi “ben vengono le nuove adesioni”.

Quanto alla spaccatura che ha vissuto la triade che tiene in mano le redini del centrosinistra nel capoluogo di regione da 20 anni a questa parte, con la senatrice Stefania Pezzopane, novella renziana, e il sindaco Massimo Cialente e l’ex deputato Giovanni Lolli, schierati con Cuperlo, Di Benedetto dice che “da liberale di sinistra non vado a sindacare la storia degli altri, né voglio certificare la coerenza dell’uno o dell’altro”.

Però poi aggiunge, in risposta alla Pezzopane, che ad AbruzzoWeb aveva sostenuto che “con i vecchi renziani si perdeva”, che “nella definizione potrebbe rientrarci lo stesso Renzi, in realtà ha perso chi non l’ha scelto prima, e i fatti oggi ci danno ragione, ma non voglio in alcun modo entrare dentro sterili polemiche”.

Dal fronte della “linea verde” parlano Alessandro Marzoli, consigliere comunale di Chieti, e Luigi Di Marco, segretario teramano dei Giovani democratici.

“Renzi l’ha detto chiaramente alla convention di Bari – affermano all’unisono – il suo carro non è fatto per salirci sopra ma per essere spinto”.

“Diamo il benvenuto ai bersaniani delusi – spiega Marzoli – purché capiscano che la battaglia di Renzi è rimasta la stessa, svecchiare il partito e lanciare un messaggio nuovo all’Italia, dunque non pensino di venire a comandare, chi ha fatto scelte di opportunità è meglio che rimanga a dare una mano da fuori, senza reclamare posti e seggi”.

“Il nostro gruppo originario è compatto e ben riconoscibile”, chiude Marzoli.

Più diretto il coetaneo Di Marco: “nel partito girano troppi generali e pochi soldati, con il sindaco di Firenze si inaugura una stagione nuova che riprende lo spirito del Lingotto, quando con Valter Veltroni fondammo il Pd”.

“In tanti tra quelli che hanno scelto Bersani un anno fa lo hanno fatto per convenienza – attacca – lo stesso fanno ora con Renzi, ma io sono contento lo stesso, perché il partito si rafforza e le dinamiche attuali dimostrano chi aveva visto lungo e chi no”.