Si conclude il ciclo di interviste di AbruzzoWeb agli esponenti del Partito democratico considerati come possibili candidati forti alla segreteria regionale, posto prestigioso e importante trampolino politico, che sarà presto vacante dopo l’elezione in Consiglio regionale di Silvio Paolucci.
PESCARA – Un futuro in rosa per la segretaria regionale del Pd abruzzese? Ipotesi che ha buona probabilità di diventare realtà, e tra le possibili candidate, anche se lei nega, c’è la pescarese Alexandra Coppola che, a dispetto della giovane età, 32 anni, ne vanta già dieci di militanza nel partito. Oggi è infatti vice segretario regionale, componente dell’assemblea nazionale e della direzione nazionale del Pd.
Renziana di ferro e della prima ora, è stata coordinatrice regionale dell’attuale premier nelle primarie del 2012, condividendone la sconfitta. Si è poi candidata alle Politiche del 2013, tra le poche renziane in lista.
Se lei fosse segretario regionale, quali novità le piacerebbe apportare nell’organizzazione del partito?
Vorrei fare una premessa, non mi considero candidata a nulla anche perché vorrei sapere quando e come partito regionale convocherà il congresso. L’idea di partito che ho, entrando nel merito, è quello che per esempio non si concentra sul nome del prossimo candidato regionale, ma prima di tutto sulle cose concrete da fare, sui tanti drammatici problemi da risolvere, perché ai cittadini è questo che interessa.
Visto che ancora una volta in Consiglio regionale sono andati quasi tutti maschi, anche sugli scranni del Pd, qualcuno pensa allora che una segretaria regionale donna potrebbe essere un’ottima idea…
È quello che auspico anche io. Il nuovo segretario sarà eletto con primarie aperte, e ci dovranno per forza essere candiate donne con l’ambizione di vincere. Io non sono mai stata amante delle quote rosa, delle liste bloccate. Vorrei solo che le donne potessero giocarsi la partita ad armi pari, e questo oggi spesso non accade perché quelli che distribuiscono le carte sono gli uomini.
Domanda superflua, chiederle se è renziana, allora spieghi, perché è così convintamente renziana?
Io mi sento Alexandra Coppola, “renziana” è un termine che non uso mai. Condivido la linea del partito impressa da Matteo Renzi, la velocità che vuole imporre, il ritmo nella ricezione dei problemi e della capacità di risposta. Vorrei ricordare che ho mantenuto questa posizione sin dai tempi del congresso poi perso da Renzi e non ho mai cambiato idea.
A proposito di giovani, come pensa si possa porre rimedio a una disoccupazione dilagante e a condizioni di lavoro sempre più precarie?
A livello regionale, secondo me, il problema principale da risolvere è quello dell’accesso al credito, i giovani non possono dar seguito ai loro progetti perché in banca trovano le porte chiuse. E poi c’è la partita dei fondi europei, l’ex presidente, Gianni Chiodi, ne ha usati meno del 70 per cento, c’è stata una mancanza di proposta.
C’è, però, chi sostiene che il lavoro, con il Jobs act, diventerà ancora più precario.
Bisogna ripartire dalla meritocrazia, il posto fisso è finito, inutile far finta di niente, ma il Jobs act può aiutare le aziende con la detassazione ad assumere in modo stabile e duraturo i giovani che valgono, che dimostrano che quel lavoro lo sanno fare. C’è chi propone di introdurre il reddito minimo garantito per tutti, sarebbe un bel sogno, ma bisogna essere realisti, non ci sono risorse, e aggiungo che se l’economia riparte non ce ne sarà nemmeno bisogno.
Nella sua vertenza a Bruxelles Renzi ha ottenuto qualcosa o sostanzialmente la troika ha risposto picche alla richiesta di maggiore flessibilità?
Per la prima volta abbiamo a Bruxelles un premier che detta l’agenda e non se la fa dettare. In Europa porteremo risultati, faremo capire che non siamo nella condizione di non poter passivamente adeguarci a tutte le richieste che vengono, a cominciare dal fiscal compact.
A proposito di riforme: che posizione ha su quella che riguarda il Senato e il sistema elettorale?
Non si può più andare avanti con gli interminabili ping pong tra i due rami del Parlamento. Il nuovo Senato avrà un’utilità, senza però rallentare l’azione di governo e i presidenti di Regione che lo comporranno non prenderanno uno stipendio aggiuntivo. Io il Senato lo avrei eliminato, ma di più non si poteva fare. Per quanto riguarda la legge elettorale, basta un argomento a favore della necessità di cambiarla il prima possibile: abbiamo un governo di necessità, nato dal fatto che dale urne non è uscita una maggioranza chiara e autosufficiente.
Il presidente della Regione, Luciano D’Alfonso, ha promesso molto, ora le promesse devono diventare realtà. Per lei quali sono le priorità per l’Abruzzo?
Mi appassiona molto il tema di Ombrina mare 2, della necessità di impedire lo sfregio delle estrazioni petrolifere nel nostro mare, che invece è una risorsa per il turismo. Il presidente D’Alfonso ha preso a cuore questa battaglia e sono fiduciosa.
Beppe Grillo o Angelino Alfano: chi butterebbe giù dalla torre se proprio dovesse scegliere?
Alfano, perché Grillo dalla torre ci si sta buttando da solo, dopo aver per tanto tempo confuso la testa alle persone, sfruttando la loro rabbia. In politica, oltre agli slogan e le urla, ci sono anche le proposte, e Grillo non ne ha mai fatte di serie.
Della storia politica e del patrimonio culturale della sinistra quali personaggi si sente di citare come punto di riferimento?
Non vorrei citare i soliti nomi retorici, ma tutte le persone che lavorano, gli eroi del quotidiano, che fanno la politica onestamente, sono loro l’Italia migliore.
È mai stata comunista?
Sono nata nel 1982, non so se lo sarei stata fossi nata prima.





