L’AQUILA – “Se la mia candidatura alla presidenza del Pd serve a unire, sono disponibile. Se serve a dividere, no”.
Conferma il profilo di una candidatura istituzionale, il consigliere regionale Camillo D’Alessandro, che oggi, come anticipato da AbruzzoWeb, con estrema probabilità verrà investito del ruolo di presidente dell’assemblea regionale del Partito democratico all’Aquila per i prossimi 4 anni al fianco del neo eletto segretario Marco Rapino.
L’assemblea è prevista a partire dalle 10 nella sala conferenze dell’Associazione costruttori (Ance), presieduta dall’uscente Manola Di Pasquale.
“Non è ufficialissimo, non è scontato – premette alla vigilia D’Alessandro a questo giornale – Degli amici mi hanno chiesto la disponibilità nell’ottica di una scelta che abbia il senso di legare e collegare l’attività del Pd a quella della massima istituzione abruzzese, cioè la Regione. Una figura che sia non politica, ma istituzionale”.
E insiste: “Se la mia figura aiuta a creare un quadro di condivisione e lavoro sono a disposizione. Se invece verrà fuori un’alternativa con maggiore capacità, non ci sono problemi”.
Da vedere quale sarà la reazione della minoranza, visto che, come accaduto in campo nazionale o in altre regioni, inizialmente si era pensato a una presidenza affidata alla seconda classificata alle primarie, in questo caso Alexandra Coppola.
“È evidente che se ci sarà la mia presidenza ci dovrà essere un assenso della minoranza – prosegue D’Alessandro – D’Altronde ho sostenuto Rapino ma, nel momento in cui il segretario viene eletto, deve essere il segretario di tutti e le divisioni precongressuali sono concluse”.
La nomina potrebbe essere letta anche come una vittoria “dalfonsismo”, ma per il designato non è così: “Credo che D’Alfonso non abbia alcun interesse diretto, certo ha un interesse vero ad avere un partito che impieghi il suo tempo a leggere l’Abruzzo e ad aiutare il governo regionale a dare una risposta a quella lettura, del resto i partiti servono a quello”.
Tuttavia i “big” del partito, da Luciano D’Alfonso in giù, erano tutti con Rapino. “Che i big stessero con Rapino è un suo merito, non un demerito dei big – ribatte – Ma 20 mila persone sono andate a votare anche per merito degli altri tre candidati, altrimenti non avremmo avuto quel successo”.
Un incarico che, se verrà, sarà a suo dire compatibile con quello rivestito in Regione di sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, figura inedita al fianco di D’Alfonso.
“Sì, sarebbe compatibile perché il sottosegretario regionale è convocato ogni giorno, mentre il presidente partito ha ruolo diverso – replica – Certo, per come la vivo io, se dovesse accadere sarà un carico di lavoro in più, dare una mano al segretario regionale che mi avrà come suo primo collaboratore”.






