PESCARA – “Non volevo fare del male a nessuno e non mi volevo far giustizia da solo. Ero esasperato. Il mio obiettivo era segnalare e, quindi, porre il problema delle lungaggini del sistema giudiziario”.
Così Roberto Di Santo, il 58enne di Roccamontepiano (Chieti), arrestato nel gennaio scorso, a Rosciano (Pescara), dai carabinieri per degli attentati incendiari nel pescarese e a Chieti, durante il suo esame, oggi, davanti al Tribunale collegiale di Pescara.
Di Santo, assistito dall’avvocato Roberto Di Loreto, ha parlato in aula per circa mezz’ora, spiegando i “meccanismi” degli atti da lui compiuti e ribadendo che la sua intenzione era soltanto quella di segnalare alla giustizia le “storture”.
Al termine dell’esame, ha chiesto al Collegio di essere rimesso in libertà per 2 settimane così da produrre prove, ma la sua richiesta è stata respinta.
La prossima udienza, dedicata alla discussione, è stata fissata al prossimo 7 gennaio.
Subito dopo l’arresto dell’uomo, il pm Silvia Santoro aveva chiesto il giudizio immediato, accolto poi dal gip del Tribunale di Pescara.
Di Santo è accusato, fra le altre cose, di aver costruito e piazzato un ordigno incendiario, a Villanova di Cepagatti (Pescara), di aver dato fuoco all’auto della sorella davanti al Tribunale di Chieti e di aver appiccato un incendio in una ex casa famiglia, sempre nel chietino.




