PARIGI – “Verrattì, Verrattì”: alla fine di una serata sognata per tanti anni, poker di gol in Champions League, fuochi d’artificio di star internazionali in campo e in panchina, i tifosi del Paris Saint-Germain non inneggiano al gigante Zlatan Ibrahimovic, a un difensore di un altro pianeta come Thiago Silva, a Ezequiel “el Pocho” Lavezzi o a Javier Pastore.

Sono in piedi per gridare “Paris est ici” (Parigi è qui), che fa rima con “Verrattì”, cioè Marco Verratti pronunciato alla francese.

Diciannove anni, pescarese, faccia da scugnizzo buono, il ragazzino che Carlo Ancelotti voleva tenere nascosto (“non ha ancora l’esperienza…”) è salito in piedi sul tavolo e ha dettato a tutti tempi e melodie senza leggere lo spartito.

Sembrava giocasse a memoria, a metà fra Andrea Pirlo e Daniele De Rossi: tackle su ogni avversario che andava via, rilanci prontissimi, passaggi mai scontati e precisi.

A cinque minuti dalla fine, il primo e unico veniale errore, non vede arrivare un avversario che gli porta via il pallone.

Tutto il Parco dei Principi si è fermato incredulo, sembrava che il ragazzino non potesse mai sbagliare.

“Non sono ancora come Zlatan – ha detto alla fine Verratti, che fra tutte le star costate milioni di milioni agli emiri del Qatar era certamente il meno noto al grande pubblico e quello dal quale i tifosi pretendevano di meno – lui è capace di cambiare da solo l’andamento di una partita, non io. Io sono già contentissimo di complicare la vita ad Ancelotti nelle scelte”.

Altro dato positivo, Ibra lo adora e il fatto, come è noto negli spogliatoi di mezza Europa calcistica, non è indifferente: “arrivando qui non lo conoscevo – ha detto Thiago Silva di Verratti – ma Ibra m’ha detto: vedrai, è fortissimo e gioca come Pirlo”.

Le “Petit italien”, così lo chiamano i parigini ai quali ancora sfugge il nome del playmaker di Pescara, si è conquistato la scena e una parte da protagonista.

France Football, L’Equipe, Le Parisien, i suoi voti in pagella oscillano fra l’8 e il 9.

Intanto, mentre il direttore sportivo Leonardo si lecca i baffi, i parigini non credono ai loro occhi: mai visto tanto ben di Dio in campo con la maglia rossoblù, Lavezzi idolo di Napoli che entra a 10 minuti dalla fine, Pastore un comprimario, Thiago Motta con la lombalgia ma chissà se avrebbe trovato posto.

E Michel Platini, con il suo fair play finanziario? si chiedono in molti abbagliati dai milioni del Qatar.

I fuoriclasse, evidentemente, non sono soltanto in campo: sembra che a Saint-Germain-en-Laye, sede del club, abbiano trovato una soluzione anche a questo.

Una squadra di legali ed esperti sta sul punto di svelare la soluzione al dilemma, una specie di uovo di Colombo: un megacontratto con uno sponsor che pareggerà i conti.

Si parla addirittura di un contratto da 100 milioni l’anno. Chi è il fortunato prescelto? Una banca. Del Qatar.

VERRATTI: ”MI TREMAVANO LE GAMBE” 

“Quando ho sentito la musica prima del fischio d’inizio – ha detto negli spogliatoi Marco – mi sono tremate le gambe. Poi in campo, nessun problema”.

“Certo – ha aggiunto evitando di paragonarsi a Ibra – ho sentito i tifosi fare dei cori per me ma non sono ancora come Zlatan…”.