L’AQUILA – “Siamo in un ristorante a la Bastille, credo non molto lontano dal posto in cui è avvenuta la sparatoria”.

Ore 23.46, il primo sparo a Parigi c’è stato da un paio d’ore, ma la città è ancora paralizzata dall’orrore, come se il tempo si fosse fermato, ancora troppo a caldo la strage per esserne già consapevoli del significato.

Contesto molto diverso, ma quante dolorose similitudini per chi c’è già passato 6 anni e mezzo fa, “Come sto? Direi ok, ho avuto già un certo training”, scrive Margherita Bruno, 30 anni, aquilana, in una chat talmente lucida da lasciare increduli, ripensando inevitabilmente al terremoto che ha sconvolto la sua città.

“Se c’è una cosa che ho imparato è che al destino non si sfugge”, fa notare e dev’essere dannatamente vero se questa sera la sua cena si è fermata a un solo chilometro e mezzo dal Bataclan, sala da spettacolo dove la strage ha avuto il suo momento più efferato con oltre 100 morti prima del blitz delle forze speciali.

“C’erano un sacco di aquilani stasera, anche Agnese Porto che alloggiava vicino al Bataclan”, un’altra ragazza tosta del capoluogo che ha potuto rassicurare amici e familiari.

“Abbiamo cominciato a notare uno strano movimento di sirene e poi di messaggi, hanno cominciato a ricevere tutti telefonate”, così Margherita ricorda i primi istanti in cui la serata ha preso una piega diversa, assieme alla storia dell’Europa.

Momenti di tensione e di paura, le prime frammentarie informazioni, la permanenza a oltranza nel ristorante, dopo gli inviti alla popolazione a non uscire in strada, aspettando che succedesse qualcosa, chissà quando, chissà come.

“A un certo punto hanno cominciato a sbaraccare tutto, quindi siamo stati costretti ad avviarci a piedi – prosegue la giovane aquilana – Non ci hanno cacciato, ma eravamo rimasti solo noi e hanno cominciato a rimettere le sedie dell’esterno dentro il locale. Quindi abbiamo deciso di cominciare ad andare”.

Metro off limits, mezzi pubblici improponibili, tacco e suola l’unica soluzione per tornare a casa, in strada.

“Abbiamo percorso dei vicoletti e c’era ovunque polizia con fucili – continua – Per non parlare delle ambulanze. Sono tornati alla memoria pessimi ricordi”, è ancora la storia delle 3.32 che chiede la sua parte, come in un loop, un dolore rinnovato.

E ora è già domani, un giorno appena cominciato di cui non si intravede la fine.

“Sono qui solo in questi giorni, parto domenica, in teoria. Mi domando cosa sarà domani – la riflessione improvvisa – domani Parigi sarà sicurissima. Non trovi?”. Domani sì, lo sarà. Ma adesso dormi, Margherita.

FOTOGRAFO AQUILANO A PARIGI: COLLEGAMENTI ASSICURATI

C’era anche il fotografo Roberto Grillo, tra i tanti aquilani casualmente a Parigi durante gli attacchi terroristici della notte scorsa.

“Io e Alessia siamo in aereoporto, dovremmo partire regolarmente alle 9,10″ ha scritto stamattina sul proprio profilo Facebook, rassicurando amici e parenti.

“Voglio fare una precisazione: dal ministero degli affari Esteri francese è uscita la notizia che dice che tutti i collegamenti sono assicurati. Evidentemente in Italia arrivano notizie diverse”, ha aggiunto.

Grillo era nella capitale francese per il Paris Photo, la più grande fiera di fotografia al mondo.

“Esperienza bellissima, formativa, emozionante – l’ha definita sul social network ieri sera al rientro in albergo, prima che scoppiassero i disordini – Mi sono trovato di fronte gli autori che hanno costruito la mia fotografia e i più grandi fotografi contemporanei. Ho capito di aver ben iniziato il percorso della fotografia d’arte, però ancora in troppi si limitano a premere il pulsante di scatto”.

Poco dopo le 11 l’atterraggio a Roma, documentato da un selfie postato su Facebook.