L’AQUILA – “Tengo a precisare che i motivi delle mie dimissioni sono stati altri e non hanno nulla a che vedere con la mia pensione”.
A precisarlo e la oramai ex commissaria del Parco Regionale Sirente Velino Annabella Pace, già responsabile dell’Ufficio conservazione della natura del Servizio pianificazione territoriale della Regione Abruzzo, andata in pensione a novembre 2015. Nella lettera di dimissioni del 18 aprile, Pace ha invece esposto le vere ragioni delle sue dimssioni, legate alla sua “impotenza” e “mortificazione”, nel gestire un ente privo di fondi, personale part time, e oramai allo sbando, che era stata chiamata a guidare nel 30 giugno 2015.
La rettifica di Pace si rifedendosi a quanto trapelato, e riferito da Abruzzoweb, a seguito della commissione Garanzia della Regione Abruzzo di due settimane fa, dove contestualmente si è appurato che lo storico direttore Ormo Di Nino, anche lui prossimo alla quiescenza, lascerà l’incarico il 31 dicembre 2018 e non tra tre anni, come previsto inizialmente dalla determina commissariale 34 del 28 dicembre del 2017, con cui era stato prorogato l’incarico Di Nino per altri tre anni, con un aumento del compenso del 10 per cento. Atto reputato illegittimo dal presidente della commissione garanzia, e consilgiere regionale di Forza Italia Mauro Febbo.
“Essendo io in pensione da novembre 2015 – precisa Annabella Pace – potrebbe sembrare che la Regione mi abbia affidato un incarico in maniera illegittima, mentre le norme vigenti consentono di affidare incarichi per commissari ad acta a titolo oneroso anche a persone in pensione”.
Altro dunque il motivo, messo nero su bianco dalla sua lettera di dimisioni, datata 18 aprile 2018.
“E’ noto che le difficoltà principali – si legge in un passaggio della lettera – che risiedono nei progressivi tagli effettuati al bilancio nel corso degli anni che hanno condizionato l’orario di lavoro del personale (quasi tutto part-time) e hanno impedito di svolgere un’opportuna programmazione, non avendo alcuna certezza, e di intraprendere qualsivoglia attività che possa fungere da stimolo per l’economia locale”.
Mancanza di fondi che impediscono di indennizzare con tempestività i danni provocati all’agricoltura, “una situazione che mi ha posto in una condizione di impotenza e di mortificazione”.





