L’AQUILA – Hanno sollevato un vespaio di polemiche le dichiarazioni del presidente del Parco nazionale d’Abruzzo, Giuseppe Rossi riguardo le soluzioni da adottare per risolvere il problema del randagismo, contro il quale Comuni e le Aziende sanitarie locali possono anche ricorrere a provvedimenti  “drastici”. 

Tutto è iniziato una settimana fa, dopo che un branco di cani randagi ha assalito tre cuccioli di orso in presenza di mamma orsa sulle montagne di Scanno (L’Aquila). Gli orsi si sono salvati solo grazie al provvidenziale intervento di alcuni cacciatori che hanno messo in fuga i cani inselvatichiti.

La soluzione proposta dal presidente Rossi è stata appoggiata anche dal consigliere comunale di Villalago (L’Aquila), Fernando Gatta che ha chiesto di dare “immediata disposizione all’abbattimento dei cani randagi sui due territori”, attivando se necessario “i cacciatori della zona per l’abbattimento selettivo”.

“Sono veramente stanca e demoralizzata nel constatare la mancanza totale di sensibilità verso i più deboli ma quale colpe hanno i cani randagi? Nessuna, è sopravvivenza. Voi non mangiate mucche,maiali,galline o altro? Se i randagi sono in quelle condizioni è solo,come sempre,colpa dell’uomo”.

Ad affermarlo in una lettera indirizzata al presidente del Pnalm Rossi, ai sindaci e agli assessori coinvolti  è Roberta De Andreis di Loano (Savona), una lettrice che di dice “indignata” per questa vicenda.

“Trovo vergognoso voler condannare a morte i cani – scrive –  già vittime di abbandono, per coprire le inadempienze istituzionali, per nascondere le reali responsabilità del Parco stesso, dei Comuni e delle Asl in materia di controllo del randagismo”.

“La L.q281/91 è una legge dello Stato – incalza nella lettera – la Legge Regionale 86/99 è, appunto una legge regionale, vanno rispettate,  in primis da chi dovrebbe difendere la Natura e la biodiversità e la 189/04 tutela i randagi. La soppressione di un randagio è un atto estremo da adottare in casi estremi, la valutazione è individuale, non può essere un colpo di spugna per aggirare incapacità ‘politiche’ e di gestione del territorio”.

“Trovate una soluzione – continua – che dimostri che siete persone sensibili e intelligenti per dimostrare a me e a tutti quelli che la pensano come me, che mi sbagliavo sul vostro conto,questa è l’unica strada da seguire, l’unica civile”.

“Vi dico anche che boicotterò il vostro parco – conclude – e tutte le località che aderiranno alla vostra richiesta di morte. Vergogna Italia”.

Parole di indignazione  arrivano anche da Chiara Arata di Genova:  “vedo con dispiacere – scrive -che l’Italia continua a coprirsi di vergogne. Io direi che sarebbe il caso di rivedere la cosa, non è possibile che un paese che si definisce civile possa dare il consenso a certe schifezze”.

“Prego – conclude – perché questo non accada e chiedo a tutti di impegnarsi al massimo perché non succeda ciò che è previsto”.