L’AQUILA – Un progetto per acquisire nuove conoscenze sui pipistrelli e informazioni utili per una corretta gestione forestale è stato avviato nel Parco nazionale di Abruzzo, Lazio e Molise.

“Sono stati applicati microtrasmettitori agli animali – afferma Danilo Russo, docente di Conservazione della natura all’ Università Federico II di Napoli – e ‘bat detector’, cioè rivelatori di ultrasuoni, per studiare le specie forestali. Una di queste è il Barbastello, minacciata di estinzione a livello europeo. Forma piccole colonie, specie negli alberi morti e l’eliminazione sistematica degli alberi ne ha provocato il declino”.

Della tutela dei pipistrelli si occupa l’accordo internazionale Eurobats, che l’anno prossimo festeggia sia l’Anno del pipistrello che i primi 20 anni dalla sua firma.

L’Italia piace ai pipistrelli, visto che ne ospita ben 34 specie, di cui la metà a rischio estinzione. Si tratta di una cifra significativa rispetto alle 45 complessivamente identificate in Europa, che soffrono di diverse minacce alla loro sopravvivenza.

“I problemi per la conservazione di questi animali – spiega Danilo Russo – vanno dalla distruzione degli habitat a gestione forestale, che non risparmia alberi vecchi o morti, dove i pipistrelli trovano casa, fino alla scomparsa di rifugi, come grotte e cavità. Diverse specie poi impiegano edifici e chi ristruttura non tiene conto dell’eventuale presenza di questi animali”.

Alcuni pipistrelli usano fessure piccolissime, dalla scatola degli avvolgibili agli interstizi delle grondaie, altre invece spazi ampi, come i solai, specie per la riproduzione.

Per questo il ministero dell’Ambiente, in collaborazione con il ministero dei Beni culturali, ha messo a punto un vademecum per una gestione “sostenibile” degli edifici, che nel Belpaese possono essere anche campanili delle chiese, torri, fino a ville antiche e musei storici.