L’AQUILA – “Il punto è che non è meglio Tommaso Navarra o Nicola Trifuoggi, un teramano o un aquilano, ma cosa si vuole fare con un Parco che non funziona, che in un periodo turistico è un mortorio, quello che vogliamo sapere è cosa intende fare il nuovo presidente per conciliare la tutela e lo sviluppo”.

È l’amaro commento del sindaco dell’Aquila, Massimo Cialente, che prende netta posizione sulla partita politica e anche territoriale, che si è scatenata intorno all’imminente nomina del nuovo presidente del Parco nazionale Gran Sasso Monti della Laga.

A sollevare una levata di scudi all’Aquila è stato l’appoggio da parte del presidente Luciano D’Alfonso, all’avvocato Navarra, il cui nome è stato già proposto al ministro dell’Ambiente Gianluca Galletti, a cui spetta la nomina.

Un altro teramano, dunque, dopo il presidente uscente Arturo Diaconale, l’ex commissario Giandonato Morra, ex assessore regionale, l’ex presidente dell’ente Walter Mazzitti.

Da qui l’appoggio aquilano bipartisan al vicesindaco aquilano da parte non solo del centro sinistra aquilano, ieri è arrivato l’endorsement del presidente del consiglio comunale Carlo Benedetti, ma anche del consigliere comunale di opposizione Giorgio De Matteis che ha lanciato bordate, dichiaratamente “di campanile” a D’Alfonso, arrivando a proporre un referendum per uscire dal Parco.

Cialente da una parte giudica “un errore politico da parte di D’Alfonso di aver proposto al ministero il nome di Navarra, senza nessun confronto”, sottolineando però che “la questione non è se il presidente deve essere teramano o aquilano, ma anche che questa logica di campanile è profondamente sbagliata, certi consiglieri regionali mi sembrano a tal proposito più amministratori di quartiere, e così l’Abruzzo non va da nessuna parte”.

“Per me – spiega dunque il sindaco – il prossimo presidente può essere anche di Mogadiscio. Quello che pretendo come sindaco di una città che ha buona parte del territorio dentro l’area protetta, è piuttosto sapere cosa intende fare Navarra o chi per lui da presidente del Parco. Come intende coniugare le ragioni della tutela a quelle dello sviluppo”.

E il riferimento è in primis alla vicenda dell’impianto di risalita delle Fontari, il cui ammodernamento, senza cui la stagione sciistica è a rischio, è ad oggi bloccata anche da un parere negativo degli uffici tecnici del Parco, in quanto l’intervento non sarebbe conciliabile con la fauna flora protetta dell’area.

Parere contro cui, in un corto circuito interno all’ente si scaglia negli ultimi giorni del suo mandato anche il presidente Diaconale, incalzato dagli operatori turistici sull’orlo di una crisi di nervi e in prospettiva ai milioni di euro a disposizione per il piano di sviluppo del Parco, che presuppongono altri interventi infrastrutturali che rischiano di andare in conflitto con una gestione “integralista” del Parco.

Ma Cialente boccia l’idea del referendum.

“Significherebbe fare il proverbiale dispetto alla moglie – scherza il sindaco –  noi dobbiamo rimanere dentro un Parco che però funzioni. E oggi non è così. Questo Parco ha fallito. Altrove le aree protette portano turisti, sono davvero un volano di sviluppo ed economia locale. Qui no, basta farsi un giro in questo inizio di stagione turistica, è ovunque un mortorio, di turisti ce ne sono davvero pochi. È una tristezza infinita”.